venerdì 17 settembre 2010

A better tomorrow III - Love and death in Saigon ( Tsui Hark , 1989 )

Giudizio: 9/10
Rivisitazioni cinematografiche
...e Mark indossa occhiali e spolverino


E' Tsui Hark nella duplice veste di produttore e regista a chiudere la trilogia , dopo avvenuti diverbi con John Woo sulla struttura del terzo capitolo, di fatto un prequel; più precisamente Woo non gradiva la tematica troppo legata alla figura femminile di Kit. Avvenne così che Woo riversò le sue idee su A bullet in the head e Tsui Hark diede volto alla sua creatura, scaturendone due capolavori che di fatto , almeno sotto certe tematiche ,si somigliano molto.
Va subito detto che questo capitolo finale della trilogia, pur discostandosi di molto dagli altri due, risulta essere altrettanto bello e coinvolgente, soprattutto perchè il regista sa far vibrare forte le corde del sentimento non affidandosi solo al melodramma.

L'idea di partenza è quella di mostrarci l'iniziazione di Mark Gor all'uso delle armi e il suo coinvolgimento nelle guerre intestine tra gang capeggiate da boss spietati, a tale scopo gli viene affiancata la figura di Kit che sarà colei che lo svezzerà e che colpirà profondamente il suo cuore.
Quella di mettere al centro della vicenda una figura femminile forte e affascinante condiziona tutta la narrazione, diventando essa stessa il vero fulcro intorno al quale ruotano gli eventi.
L'incontro di Mark con Kit a Saigon (occhio al sottotiolo del film, c'è molto della lettura della storia) , in piena guerra (siamo nel 1974) , è casuale , ma tra loro e il terzo incomodo cugino di Mark nasce subito un rapporto che corre su molteplici binari: gli affari, l'aiuto per fare espatriare cugino e zio, il destino e l'amore , fortemente travagliato e ostacolato dalla lealtà verso l'altro anch'esso innamorato della donna, il ritorno del boss amante della donna e la resa dei conti.
Sullo sfondo la guerra, la corruzione a Saigon, i traffici illegali, i Vietcong che avanzano, fanno respirare una atmosfera molto simile a quella creata da John Woo in Bullet in The head; qui la denuncia del regista è più sfumata forse, affievolita da frequenti riflessioni filosofiche venate di cinismo, da un certo intimismo che rimanda ai legami con la terra e con le tradizioni. Indubbiamente anche Tsui Hark lancia il suo messaggio antimilitarista, ma lo piega maggiormente alle esigenze di narrazione , al cui centro rimane l'amore tra Mark e Kit e il forte legame famigliare.
Non mancano naturalmente i momenti d'azione, rigidamente coerenti coi canoni dell'action movie HKese dell'epoca, ma quello che emerge maggiormente dal film è il percorso interiore di Mark , la sua acquisita consapevolezza sulla crudeltà e la durezza della vita, la sua crescente fame di vendetta e, momento magico , la comparsa dei leggendari occhiali e dello spolverino blu che riceve in regalo da Kit: a quel punto personaggio è nato e , come sappiamo, si ergerà a mito.
Sta di fatto che il centro della scena è innegabilmente occupata dalla figura di Kit, grazie anche ad una splendida, commovente e mai abbastanza rimpianta Anita Mui che si cala alla perfezione in un personaggio ricco di fascino, killer spietata dal viso ombroso ma infinitamente tenera, sbaragliando tutti gli altri interpreti, persino il grande Chow Yun-fat, autentico contraltare femminile della carrellata di eroi maschili del cinema Hkese.
Le sequenze finali in cui le storie private ed intime e la Storia con la S maiuscola trovano una congiunzione è una tra le più belle e commoventi che il Cinema abbia mai offerto: il dolore e le speranza infrante di fronte alla bandiera vitnamita che cala per lasciare il posto a quella vietcong.

8 commenti:

  1. Sono contento che rendi i giusti meriti a questo film che altri, forse perché non è di John Woo, tendono a bistrattare. Anche per me, pur essendo distante per molti versi dai due precedenti, è u gran film! E grande Anita Mui!

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  2. Chi lo bistratta non ha ben chiaro che Tsui Hark è stato il vero maestro di John Woo e che è regista di autentici capolavori; mi fa piacere che tua sia in sintonia con me sulla valutazione di questo film.

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  3. nell'ambito della mia riscoperta di tsui hark, dopo quella di john woo, credo proprio che questo film dovrò vederlo. Cmq ho scaricat the blade e once upon a time in china, ma ancora non sono riuscito a vederli, uffà!

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  4. Credo che questo lavoro di Tsui Hark , sia uno dei suoi più belli e va a chiudere in maniera egregia la trilogia.

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  5. Vado un po' controcorrente affermando che questo lavoro di tsui hark andrebbe benissimo se non fosse l'atto conclusivo di una trilogia; con gli altri due a ben poco da spartire , per tanti motivi. Rimane comunque un grandissimo film, ma considerato a prescindere dagli altri due.

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  6. Oddio, il problema dei sequel e dei prequel è sempre lo stesso: man mano che si va avanti si tende a perdere il filo con la storia originaria; però direi che qui una certa coerenza esiste, anche se il film presenta una serie di tematiche, oltre che di personaggi, abbastanza lontani dagli altri due.
    Io rimango convinto che ,a prescinder da ogni valutazione sulla coerenza tra i tre lavori, questo probabilmente è quello che mi è piaciuto di più.

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  7. splendido, non c'è che dire. e dire che avevo amato alla follia i primi due espisodi di Woo, eppure questa terza parte riesce addirittura a batterli. Come ho scritto da me, di questa pellicola ho amato tutto: le musiche, le sequenze d'azione (forse un pò meno barocche ma più noir di quelle di Woo), la commistione fra sangue e amore, morte e amicizia. Davvero un gran film!

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  8. Concordo, a mio avviso è il migliore della trilogia, sarà la presenza di Aniya Mui, non saprei, ma a me è quello che è piaciuto di più.

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