martedì 14 settembre 2010

Bullet in the head ( John Woo , 1990 )

Giudizio: 9/10
Rivisitazioni cinematografiche
Il cinema epico di John Woo


Apice assoluto del ciclo cinematografico HKese di John Woo , la re-visione di Bullet in the head è il degno e personalissimo modo di festeggiare il Leone d'Oro assegnato al grande maestro; è probabilmente il capolavoro assoluto , che va a suggellare un ciclo che con The killer e i due episodi di Infernal Affair si staglia a monumenti imperituro della cinematografia di tutti i tempi.
In questo lavoro John Woo, per la prima volta senza l'ala protrettrice di Tsui Hark e con conseguenti problemi finanziari , oltre a raccontare il suo cinema fatto di onore , coraggio , lealtà e amicizia, aggiunge un fortissimo messaggio antimilitarista, una condanna della guerra che prima ancora di disperdere un numero enorme di vite umane, distrugge le personalità ed annienta le esistenze, e il suo modo di raccontare , immagini pressanti e ritmate, musica sempre mirata ad esaltare e completare il pathos, azione convulsa e spettacolarità, ben si sposa anche con le immagini della guerra, che sanno risultare efficaci come quelle del Coppola di Apocalypse now.
Siamo ad Hong Kong nel 1967, Ben ,Paul e Frankie sono tre giovani che vivono nel mito di Elvis e di Bob Dylan, tra una scazzotata e l'altra, legati da un'amicizia fraterna che li porta ad essere sempre uno d'aiuto per l'altro, sognando di andarsene da Hong Kong. Quando una rissa finita male porta alla morte di uno della banda avversaria, il sogno avventuroso della fuga diventa necessità impellente: sarà il Vietnam in guerra la tappa della loro fuga, allettati anche da chi li consiglia in tal senso con la motivazione che dove c'è guerra ci sono affari da mettere in piedi. Ben presto scopriranno come la vita in Vietnam è una assoluta battaglia in cui bisogna essere in grado di sapere usare la forza e , fortuna loro, troveranno in Luke un amico incontrato in un locale che emana forte l'atmosfera di Melville, che li indirizzarà e li toglierà da qualche guaio.
Ma il confronto con la guerra vera è inevitabile proprio quando, dopo essersi impossessati di un baule pieno d'oro, la svolta sembra arrivare, ma Hong Kong è lontana e la guerra invece fagocita tutto.
Sul finire le storie dei tre si divaricheranno sotto i colpi del caso; l'amicizia che sembrava immortale sembra venire meno, ma in un finale al limite del parossistico i tre , in qualche modo, si ritroveranno per chiudere per sempre una storia dalle tinte epiche.
Rimanendo fedele al suo credo cinematografico, sia tecnico che di contenuti, Woo lo arrichisce di un aspetto morale altissimo con la descrizione di come la guerra imploda nell'animo dei personaggi, spazzando via quella quasi fanciullesca spensieratezza che li possedeva ad Hong Kong: affiorano quindi i fantasmi reconditi che giacciono nel profondo, i valori che sembravano granitici vacillano, l'esistenza è stravolta per sempre, con o senza una pallottola nella testa. L'unica salvezza rimane la forza dell'amicizia, anche quando è macchiata di sangue o quando viene ripudiata ed è anche il traino di tutta la pellicola in cui il bene e il male si contrappongono sempre con violenza.
John Woo è grandissimo nel saper gestire un film complesso, ricco di molte vedute trasversali, che sa cambiare registro tante volte durante lo svolgimento, ma che mantiene comunque una fortissima unitarietà, sia nella sua melodrammaticità che nell'azione: il risultato è di quelli che che fanno definire un film un capolavoro, e poco importa se il finale forse eccede in spettacolarità e appare anche un po' scontato, è comunque tutto in linea con l'idea di Cinema del Maestro Hkese.
La grande interpretazione di Tony Leung , Jacky Cheung , Waise Lee e Simon Yam si pone come elemento basilare nella splendida riuscita del film, una pagina indimenticabile del Cinema di tutti i tempi.

3 commenti:

  1. Concordo, è il capolavoro di Woo (anche se io, per motivi esclusivamente sentimentali, sono forse più affezionato ad "A better tomorrow"). Anche il finale, che tu trovi un po' scontato, per me è eccezionale, se non altro stilisticamente.

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  2. Un po' scontato ma assolutamente coerente a livello di narrazione, in quanto a stile, c'è tutto John Woo, e comunque è piccolissimo difetto semmai in un contesto grandioso.

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  3. che film immenso ( ma tanto lo sai già :) )

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