giovedì 9 settembre 2010

Riprendimi ( Anna Negri , 2008 )

Giudizio: 3/10
Noia, solo noia , maledetta noia


La domanda che prima o poi chi guarda un film si pone è " cosa voleva raccontare il regista?" , e a volte ( non molte per fortuna) per quanti sforzi si facciano la risposta rimane un mistero glorioso. E' il caso di Riprendimi della regista Anna Negri alla sua opera seconda, supportato nelle vesti di produttori dalla premiata coppia Claudio Amendola- Francesca Neri.
Trama esilissima ed essenziale: due documentaristi indipendenti si impegnano anche la casa per trovare i soldi per girare un film documentario su una coppia di giovani coniugi precari nel mondo dello spettacolo. Quando la coppia scoppia, ovviamente, la troupe  si sdoppia e continuerà a seguire i due nuovi single , fregandosene ampiamente del primitivo progetto, più interessati alle loro vite private.
Già l'incipit del documentario sul precariato nel mondo dello spettacolo fa storcere il naso, vista la qualità del mondo dello spettacolo nostrano in cui male che va c'è sempre qualcuno che ti elargisce 50 euro per andare a battere le mani o per prestarsi a comparsate nei programmi spazzatura televisivi.
Dopo una ventina di minuti di dissertazioni sul disagio derivato dal precariato e dalle aspirazioni artistiche frustrate, la noia già regna sovrana e si trasforma in esili impulsi all'interruzione della visione; quando poi si arriva al culmine della crisi coniugale e spunta il fatidico : "ho bisogno di stare da solo per ritrovare me stesso", gli impulsi diventano prorompenti, ma la sottile tendenza al masochismo ha il sopravvento unita ad un sano senso di sadismo che vorresti sfogare prendendo a schiaffi la faccia del fesso protagonista.
Da lì in poi è uno sciorinare senza pausa luoghi comuni abusatissimi, situazioni pateticamente viste e riviste (le donne sole che vanno a ballare, gli uomini soli che si buttano tra le braccia della prima che fa le smorfie, gli uomini egoisti, bastardi, vigliacchi e opportunisti, le donne isteriche, frigidizzate e tanto , tanto fragili) che portano il povero spettatore all'inevitabile giochino che consiste nel prevedere battute e situazioni ( ottimo risultato ottenuto da chi scrive), tanto per camuffare la noia e il masochismo di cui sopra.
Precariato come spina irritativa per la vita privata? Malessere di vivere ubiquitario? Rapporti interpersonali frammentati e difficili per causa di una società arrivista e materiale? L'occhio della telecamera che spia anche quando sei al gabinetto? Chi lo sa se il primum movens era uno di questi, sta di fatto che il tutto è raccontato senza un minimo di forza , pieno di ovvietà fastidiose, quasi fosse buttato lì , come si fa con una relazione per un consesso scientifico.
Inoltre l'atteggiamento chiaramente manicheo della regista riguardo al mondo femminile e maschile non fa altro che esacerbare tematiche che meriterebbero ben altro tipo di analisi.
Unica nota positiva, oltre la brevità del film, è l'interpretazione di Alba Rohrwacher , che per sua e nostra fortuna , troverà solo un anno dopo, sotto ben altra direzione in quanto a spessore e talento, la definitiva consacrazione ne L'uomo che verrà.


2 commenti:

  1. già da titolo & locandina mi viene da sbadigliare °_°

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  2. Nulla in confronto alla visione del film. Termino qui per ora la mia breve incursione nel cosiddetto nuovo cinema italiano, che se da una parte mi ha fatto scoprire Capotondi e soprattutto un grande Crialese, dall'altra mi ha assillato con due film tra i peggiori visti ultimamente (questo e Matrimoni e altri disastri).

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