venerdì 3 settembre 2010

Seven swords ( Tsui Hark , 2005 )

Giudizio: 7.5/10
Dramma storico e wuxia nelle sapienti mani di Tsui Hark

Grazie ad un budget enorme e alla partecipazione di grandi star, Tsui Hark realizza un film che negli intenti del regista vuole essere una fusione di generi sfavillante e policromatica.
Il regista Hkese conosce a menadito il wuxia e le arti marziali, essendone stato il curatore ufficiale della riscrittura cinematografica che ha decretato la rinascita del cinema di Hong Kong, quindi non deve stupire l'apparente eccessiva contaminazione di generi che questa pellicola mostra.
La base sociale e politica del film è quella comune: la Cina oppressa dalla dominazione delle dinastie della Manciuria che tende a spazzare via tradizioni e cultura locale; nello specifico della storia in questione , un editto imperiale vieta e punisce con la morte l'esercizio della arti marziali, divenendo il pretesto per bande di predoni sotto le insegne imperiali per arricchirsi riscuotendo il premio per ogni cadavere portato in dote.

Un piccolo manipolo di coraggiosi cerca di opporsi alle vessazioni e alla ferocia del generale Vento di Fuoco, ricorrendo all'aiuto del maestro di spade che vive sugli innevati monti della Cina. La dotazione che riceveranno sarà di sette spade, ognuna con un potere diverso e che necessita un profondo controllo del proprio animo per poterne sfruttare al massimo le doti.
La fuga prima, i piani di difesa e di attacco poi, i tradimenti, le contaminazioni sentimentali porteranno alla battaglia finale che sarà anche una resa di conti definitiva per molte cose lasciate in sospeso per tanti anni.
Se come wuxia il film tende a rimanere molto con i piedi per terra evitando voli e combattimenti in cima agli alberi, dando un senso di realismo maggiore, non si può non notare subito un profondo riferimento a I Sette Samurai e al western epico che da questo deriva, ben oltre la semplice citazione cinematografica.
Se a ciò aggiungiamo tratteggi in cui l'eccesso spinge verso il fantasy (tutta l'armata del feroce Vento di Fuoco ad esempio), ben si comprende come Tsui Hark abbia voluto creare un kolossal  in cui elementi popolari e spettacolari si fondono con tematiche sociali e sentimentali, tenendo sempre in primo piano l'onore, la lealtà, il coraggio e il sacrificio.
Gli stessi combattimenti , privi dei voli  propri di Hero o de La trigre e il dragone, assumono maggiormente i connotati della fisicità , essendo lo scontro ravvicinato e cruento il momento centrale delle battaglie.
Ove si escluda qualche eccesso la messa in scena di Tsui Hark è di quelle sontuose, quasi sfarzose, sia negli esterni che negli interni e fa da perfetto sfondo ad una storia che alla fine più tradizionale di così non si potrebbe. E' indubbio che certa spettacolarizzaione ad uso e consumo occidentale che rende il prodotto più facilmente fruibile da un lato, sia anche il difetto del film, che però , è bene dirlo, è genuinamente cinese fino alle ossa, sia nel suo forte senso di melodrammaticità , sia nella colorata forza epica che sprigiona.
Tsui Hark è regista anticonvenzionale, pur rimanendo molto legato al cinema tradizionale hkese, e questo attento lavoro di fusione che è Seven Swords sta a dimostrarlo, ma ancor più degno di nota è l'enorme capacità del regista di miscelare sapientemente dramma storico e spettacolo, senza abbandonare neppure un attimo i cardini della sua visione cinematografica tradizionale.

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