martedì 28 settembre 2010

Valzer con Bashir ( Ari Folman , 2008 )

Giudizio: 8/10
I mostri si agitano ancora

L'originalità e la struggente bellezza che emana Valzer con Bashir, ne fanno uno di quei film destinati e restare impressi nella memoria  sotto molteplici aspetti, tecnici e di contenuto, come si conviene a lavori che sappiano raccontare pagine oscure dell'umanità con gli occhi di chi quei momenti li ha vissuti, senza indugiare in facili spettacolarizzazioni e tanto meno in demagogiche letture politiche.
Semmai un senso politco possa avere il film è quello di denuncia ferma e spietata degli eccessi della guerra che violano le seppur esecrabili regole della guerra stessa, ed in tal senso il film va annoverato senza alcun indugio tra i capisaldi del genere (Apocalypse now, che si merita una citazione, Full metal jacket, Il cacciatore ).

Utilizzando una tecnica di animazione molto variegata, Ari Folman imbastisce un processo di autoanalisi psicologica, tra il catartico e il cognitivo, che dovrebbe portare lui (ma metaforicamente tutto un popolo) alla rimozione dei fantasmi che lo agitano ancora a tanti anni di distanza dalla strage di Sabra e Chatila, cui, da soldato israeliano appena diciottenne, assistette e ne fu di fatto complice.
Ne risulta una forma di documentario animato dalla fortissima carica emotiva, drammatico , con spunti poetici, dal quale trasuda fortissima la volontà di liberarsi di un peso che opprime; la raccolta di testimonianze si alterna ai momenti che precedettero la strage, ai ricordi confusi, alla ricerca psicanalitica e agli aspetti onirici.
L'avere scelto di raccontare questo, che è anzitutto un processo cognitivo interiore, sotto forma di animazione, va interpretato proprio con lo sforzo di mantenere il più distante possibile il lato puramente emotivo, quasi fosse pernicioso per la riuscita dell'operazione; non a caso gli unici frammenti filmati reali sono quelli , brevissimi, che chiudono il film mostrando la morte e la distruzione che si presentò alle prime telecamere che entrarono nei campi dopo il massacro dei falangisti di Beirut.
Sembra proprio una scelta di campo, come sarà poi per Maoz in Lebanon, quella di raccontare la guerra vista dagli israeliani con un occhio il più asettico possibile, mentre forse convince un po' meno il legame che , magari solo a livello di coscienza e psicologico, si tenta di costruire con i massacri dei campi di sterminio nazisti, quasi una nemesi storica da stroncare e condannare senza indugio.
Sta di fatto che guardando il film si ha la forte impressione di qualcosa di pulsante, di vissuto sulla propria pelle e quindi di terribilmente vero, qualcosa che ancora oggi ribolle nelle coscienze e genera i mostri di Goyana memoria in presenza di una ragione assopita.

7 commenti:

  1. Pur trovandolo un film interessante e senza dubbio da vedere, non mi ha convinto del tutto. Secondo me i suoi limiti stanno proprio nell'uso dei disegni animati: vanno bene per le scene dei sogni, ma poi perdono efficacia. Lo dimostra il fatto che alla fine, per scuotere davvero lo spettatore, il regista ha dovuto utilizzare immagini reali e non più disegnate. Per restare nel genere dell'animazione coniugata con temi politici e impegno civile, mi era piaciuto di più "Persepolis".

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  2. Io credo che la scelta dell'animazione sia fortemente voluta , proprio per dare quel senso di terribilmente onirico che l'evento ha avuto sul regista, cineasta e uomo di cultura quindi capace di elaborare un vissuto traumatico.
    Anche il fatto di mantenere le distanze mettendo in piedi un lavoro fumettistico credo sia una scelta estrema ma assolutamente coerente e son d'accordo Missile sulla similitudine con la fessura del carrarmato di Lebanon, che cerca di allontanare l'occhio, ma che ci offre immagini di rara drammaticità.

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  3. @Christian: quella dell'animazione è, a mio avviso, una scelta coraggiosa e ben ponderata: probabilmente per il regista tutta la vicenda rimane un incubo che giace nel suo inconscio e per rammentarci che invece è tutto vero alla fine ci mostra scene vere; a dire il vero le ho trovate anche abbastanza efficaci come scene, senza che la narrazione ne perdesse.

    @baobab: sono totalmente d'accordo con te; Lebanon , nonostante il senso di claustrofobia che emana, racconta la guerra vista sì da una feritoia, ma che è capace di portare l'occhio dovunque.

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  4. Ah, l'hai visto o rivisto in questi giorni, come dicevo da me grande opera.
    Anche Persepolis è bellissimo, come dice Christian. Per me sono 2 lavori eccellenti, forse più d'impatto questo di Ari Folman.

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  5. A dire il vero Bruno non lo avevo ancora visto e son stato contento di averlo fatto.
    Seguirò il consiglio tuo e di Christian e vedrò anche Persepolis.

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  6. il film è davvero bello, sembra un lavoro psicologico per dire io non c'ero, io non c'ero,io non c'ero a Sabra e Chatila,
    poi diventa bellissimo e indimenticabile quando si passa dall'animazione al documentario.

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  7. Vero Ismaele, può sembrare un processo di rimozione condotto all'estremo, ma quelle immagini finali stanno a dimostrare che non era così.

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