mercoledì 6 ottobre 2010

The housemaid ( Im Sang-soo , 2010 )

Giudizio: 7/10
Ritratto di borghesia coreana

Impropriamente considerato un remake del famoso film degli anni 60 omonimo, una delle opere classiche della cinematografia coreana, l'ultimo lavoro di Im Sang-soo si rifa solo a grandi linee al film di Kim Ki-young, starvolgendone in larga parte la struttura e rivisitando la tematica sociale e politica dello scontro di classe con la consueta lucidità propria delle sue opere.
Conosciamo Im per l'ottimo The President last bang e per La moglie dell'avocato, raro esempio di cinemtografia orientale importata in Italia, al di fuori dei tre-quattro nomi universalmente conosciuti e anche questa volta, pur presentando il film qualche scricchiolio, il risultato è valido, confermando la stima che il regista si è attirato anche in occidente.

La storia narra di Eun-yi, una donna separata e di modesta estrazione sociale, chiamata a fare da governante in una ricca famiglia dell'alta borghesia coreana che vive in una dimora lussuosa e nell'agio più sfrenato, sotto lo stretto controllo e la ferrea orginazzazione della signora Cho, domestica per vocazione da una vita all'interno di quella casa.
La giovane padrona sta per partorire e il capofamiglia è il tipico esempio di uomo ricco e viziato che gira per casa con costose bottiglie di vino rosso in mano, oppure siede al piano suonando Beethoven; ogni suo capriccio è ovviamente legge e qundi quando decide di insidiare la giovane governante, questa , un po' perchè lusingata e un po' perchè senza possibilità di opporsi, cede, ritrovandosi incinta.
Scoperta la cosa l'entourage famigliare , di cui fa parte anche la signora Cho, fedelmente votata alla causa della famiglia, e la madre della giovane sposa, metteranno in atto tutto ciò che riterranno opportuno, agendo con spietato cinismo e senza alcuna etica , per salvaguardare il nome e lo status quo.
Eun-yi si troverà costretta a subire angherie e ricatti fino al punto in cui  non spunterà in lei una sete di vendetta che però avrà un epilogo inatteso.
Il film è girato in maniera impeccabile con una regia elegante, anche troppo, certa ostentazione di ricchezza e raffinatezza risulta quasi eccessiva, ma Im sa giocare comunque bene con le riprese interne e coi colori; quello che invece lascia assolutamente sbigottiti, in maniera negativa, è il siparietto finale, che sfugge ad ogni interpretazione e che forse un giorno il regista ci spiegherà, tanto arcano e misterioso, al limite dell'assurdo esso appare.
Al di là di questo aspetto non convincente, il film scorre bene, la sottile contrapposizione tra le classi sociali è ben descritta e si erge come tematica principale, l'arrivismo sociale trova alcune dichiarazioni programmatiche nelle parole che la madre di Hae-ra, la giovane moglie, pronuncia per rincuorare la figlia afflitta dal tradimento che il marito ha consumato con una serva; il problema non è il tradimento, ma il fatto che sia stato perpetrato con una donna di umili estrazioni sociali, che da al fatto un aura di squallore, quasi che l'appartenere ad una classe sociale piuttosto che ad un altra possa aggravare o attenuare il fatto.
E la vendetta di Eun-yi , assolutamente spiazzante, è il dispregio ostentato che lei getta in faccia alla famiglia al completo, mettendo in gioco la sua stessa vita, momento che Im tira fuori dal cilindro, proprio quando ti aspetti una vendetta in classico stile coreano.
Peccato solo per quel finale, quando tutto sembra ormai già detto, che lascia l'amaro in bocca, soprattutto per la manciata di oscura incomprensibilità con cui si chiude un film fino a quel punto assolutamente lineare nella sua drammaticità.
Bravissima ancora una volta Jeon Do-yeon nel ruolo di Eun-yi che si conferma una tra le attrici coreane più brave, qualche dubbio su Lee Jung-Jae, che appare a volte a disagio nel ruolo del patriarca della famiglia; bravissima Yung Yeo-jong nel ruolo della signora Cho, personaggio chiave nella struttura narrativa del film.

3 commenti:

  1. Mi ha deluso abbastanza soprattutto se paragonato alla Moglie dell'avvocato e quel finale ha lasciato di stucco anche a me.

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  2. Probabilmente è un gradino sotto a La moglie dell'avvocato, ma nell'insieme è un buon film , con un preciso messaggio sociale e politico; quel siparietto finale risulta fastidiosamente oscuro anche a me.

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  3. Ciao,
    vedo che ti interessi di cinema sud-coreano.
    Per questo motivo colgo l'occasione per informarti che dal 25 marzo al 2 aprile si terrà a firenze la nona edizipone del Florence Korea Film Fest.
    Nostri Ospiti saranno:
    Im Sang-soo,Bong Joon-ho, Lee Chang dong.
    é molto interessante vorrei postarti il programma ma è troppo lungo, vai senno sul nostro sityo: www.koreafilmfest.com

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