giovedì 14 ottobre 2010

Inception ( Christopher Nolan , 2010 )

Giudizio : 8.5/10
Sogno e realtà: che il gioco abbia inizio


Raramente ci si è imbattutti in un film così difficile da raccontare, in cui ogni parola deve essere soppesata per non condizionarne la visione che , comunque, richiede il minor numero di informazioni possibili per poter essere goduta pienamente.
L'ultimo lavoro di Nolan è un film che sfugge a semplici catalogazioni di genere, pur presentando al suo interno ben precisi richiami, ed è soprattutto un film nel quale bisogna accettare la sfida e le regole del gioco imposte dal regista: se non si è disposti a ciò si rischia di andare ad ampliare la schiera dei critici che hanno stroncato la pellicola con motivazioni per lo più risibili.
Nolan ci ha abituati sin dall'inizio a questo atipico patto con lo spettatore; Memento, pur differendo in molto da questo, presentava le medesime prerogative e ha colpito e incantato chi si è prestato al gioco.

Un gioco, occorre dire , che anche in Inception è impegnativo e che richiede una certa attenzione per muoversi tra le numerose piroette e contorsioni stratificate che lo compongono e ne diventano la struttura portante.
Per quanto detto sinora è sufficiente raccontare che Cobb possiede la prodigiosa capacità di penetrare nella mente delle persone durante il sonno e di frugare tra i reconditi pensieri che galleggiano nel corpo sopito, scoperto ciò, un ricco magnate giapponese gli chiederà di ottenere di più: penetrare nella mente di un suo concorrente industriale e inculcarvi una idea che lo aiuti a conservare il suo potere economico.
Il teorema di base su cui il film si fonda è che non solo il sogno non è impenetrabile, ma attraverso esso , sfruttando la superficializzazione della psiche è possibile scoprire tutto quanto giace nella mente: idee, passioni, rimorsi, nulla è irraggiungibile e tutto è manipolabile e man mano che si scende in profondità ,  il sogno assume una complessità che porta quasi alla cancellazione della sottile linea che separa sogno dalla realtà.
Come in Memento in cui esplorava l'ideazione e la memoria, qui Nolan fonde il sogno con la realtà a tale punto che i vari piani stratificati sembrano collassare su stessi, creando un mondo che altro non è che la proiezione dell'essere umano.
Ecco quindi che lo spettatore dovrà immergersi in sogni che si perpetuano in altri sogni che a loro volta sprofondano in altri ancora, in uno stratificarsi di percorsi psicologici che corrono su binari paralleli a diverse profondità: è indubbiamente un meccanismo che affascina e che se si accetta la sfida del regista tiene incollati allo schermo per le oltre due ore del film.
Nolan inoltre è bravissimo nel coniugare in un tessuto così frammentato una serie di situazioni cinematograficamente ben strutturate , offrendo momenti di azione e di grandissima spettacolarità, dando comunque al film un taglio al cui interno si trovano svariati canoni classici; il misticismo onirico di Lynch viene rielaborato in forma filmica più intellegibile, mantenendo però il suo fascino visionario ( e in questo sembra passato un giorno da Memento), in cui oltre ad esplorare la potenza sconfinata del sogno, si riflette sulla capacità della mente e della psiche umana, macchine capaci di creare e distruggere ( e alcune sequenze sono emblematiche) realtà parallele.
Il film offre anche una confezione ben strutturata, forse anche troppo, lontana dalla primordialità di Memento, ma che dimostra comunque le grandissime capacità tecniche del regista, anche in quegli effetti speciali che, figli dell'attività onirica, non appaiono neppure esagerati; a ciò affianca citazioni mitologiche e cinematografiche che danno quel tocco di raffinata complessità al lavoro che tutto appare tranne che un immenso labirinto in cui lo spettatore si perde.
Leonardo Di Caprio nelle vesti di Cobb è bravo soprattutto nel donare quel tocco di dolorosa inquietudine che pervade un personaggio in cui il sogno e la realtà sono separati soltanto da una piccola trottola che gira.

9 commenti:

  1. In realtà c'è chi suppone che non esistano sogno e realtà, ma solo sogno.

    Una profonda e logica analisi, con la quale sono molto d'accordo, l'ho trovata qua:
    http://recensioniagogo.blogspot.com/2010/10/inception-spiegazione-del-film.html

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  2. Possibile quanto dici, anche se la trottola non vediamo che fine faccia. Il link da te segnalato è un attento studio del film , però , onestamente, credo che mettersi ad analizzare ed interpretare ogni scena, come si tende a fare ad esempio con i film di Lynch, sia un esercizio quasi masturbatorio; personalmente do più importanza all'impatto generale del film ed il fatto che tocca ragionarci troppo sopra per me non è grande pregio.

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  3. "personalmente do più importanza all'impatto generale del film ed il fatto che tocca ragionarci troppo sopra per me non è grande pregio."

    anche per me quando il film è ancora nelle sale il tipo di analisi dovrebbe essere più "spettatore friendly", uno magari si spaventa.
    analisi profondissime, per me, vanno bene quando un film è diventato capolavoro, col tempo, quando si è comunque sedimentato.

    ricordo "Inland empire" di Lynch, ogni fotogramma aveva mille significati, ecc. ecc.
    ti toglieva abbastanza il piacere del film.

    non vuol essere una critica per chi si cimenta in analisi di quel tipo, lunghe faticose approfondite, solo mi sembra prematura, ecco.

    per dirla con Barthes, quando è nelle sale "il piacere della visione" rischia di essere soverchiato dal piacere/dovere della profondità dell'analisi.

    o forse non sono troppo bravo io a capire tutti i livelli interpretativi, ma non lo dico :)

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  4. D'accordissimo su tutto davvero. Un film che si fa apprezzare a vari livelli e che unisce profondità di racconto e contenuti con una spettacolarità davvero non indifferente.

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  5. @Alessandra: da qualunque parte lo si guardi è indubbiamente un grande film, di quelli che una volta si definivano "impegnativi" , ma che sa rimanere impresso bene, al di là delle interpretazioni.

    @Ismaele: sia chiaro nulla da dire su certe analisi approfondite, sono ben fatte e dimostrano una attenzione lodevole, solo che è un approccio che non mi entusiasma: per prima cosa preferisco valutare come il film mi ha colpito, magari solo a livello istintivo e poi semmai analizzarlo fotogramma per fotogramma.

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  6. Io uscendo dal cinema non ci ho capito una fava, ad esempio, e personalmente non posso giudicare un film che non ho capito, su che base lo potrei giudicare?. Solo dopo la spiegazione ho capito dove sta la maestosità del film :)

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  7. Ma infatti nessuna critica per carità , io però preferisco cercare di scavarlo da solo il film e semmai dopo dire " Beh non ci ho capito niente" ; credo che farsi spiegare in toto un film non sia un esercizio utile.

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  8. quoto sulla difficoltà di parlare di questo film (ho esordito anche io così nel mio post su questa pellicola): grande merito a nolan di mettere in scena tematiche e argomentazioni complessissime (cosa è reale? la differenza tra sogno e realtà, etc.) in una veste tipicamente "di genere" (in questo caso il cinema di james bond, per stessa ammissione di nolan); uso degli effetti speciali mai esagerati, proprio come dici tu; di caprio bravo, anche se scimmiotta un pò troppo la sua interpretazione in shutter island. Un gran bel film, forse però gli manca il guizzo del capolavoro.

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  9. Che non sia un film facile , su questo siamo tutti d'accordo, e non solo nel mettere nero su bianco senza risultare spoilerosi, però io ritengo film come questi belli proprio perchè stimolano la riflessione.

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