venerdì 22 ottobre 2010

Polytechnique ( Denis Villeneuve , 2009 )

Giudizio: 7/10
Racconto della follia a Montreal

Anche nel tranquillo Quebec canadese episodi come la strage di Columbine si verificano, destando probabilmente meno clamore di quelli della vicina America solo perchè manca qualcuno che li racconti come fecero Michael Moore o Gus Van Sant.
Il canadese Denis Villeneuve con questo lavoro squarcia finalmente il velo che ricopriva questo episodio drammatico avvenuto nel 1989 presso il Politecnico di Montreal, grazie ad un film breve, scevro di ogni aggancio documentaristico e di ricostruzione cronachistica, lasciando spazio ad una fenomologia intimistica che racconta con gli occhi e con l'anima dei protagonisti gli eventi di quel giorno.

La scelta del bianco e nero conferisce un alone plumbeo e lugubre alla narrazione in cui killer,vittime e testimoni ci offrono la loro visione personale e dolorosa; il tono sommesso della pellicola è sinistramente ravvivato solo dagli spari del folle che entrato nella Scuola decide di uccidere tutte le donne che le capitano a tiro, spinto da una misoginia e da un ossessivo e lucido antifemminismo.
L'unica sopravvissuta, fingendosi morta, ci racconta la sua vita prima e dopo il fatto e ci mostra le ferite indelebili che gli eventi hanno avuto su di lei.
In una Montreal sotto la neve che acuisce il senso di algore di tutta la pellicola, assistiamo ancora una volta alla rappresentazione del vuoto pneumatico di una esistenza culminata con l'ideazione inevitabile della strage ,contrapposta alla vitalità che anima i giovani studenti fatta di progetti e di sogni da realizzare; ma il passaggio della brezza mortale che sfiora la giovane protagonista trasforma anche lei in un essere quasi inanimato e privo di istinti vitali, lasciando un marchio indelebile fatto di paura e di terrore.
Dal punto di vista narrativo il film si avvicina molto ad Elephant, anche come struttura e lascia lo stesso sbigottimento nell'assistere ad un massacro eseguito con tanta lucidità e premeditazione.
Il regista tende sempre a mettere al centro le vittime e il loro killer, arrichendo il film di particolari, di immagini fisse in cui il solo movimento è dato dalle macchie di sangue che si allargano, contribuendo ad accentuare quel senso di disagio che è il vero protagonista del racconto.
Senza raggiungere il livello di durezza e di efficacia del film di Van Sant , Polytechnique è comunque un lavoro valido che ben rappresenta il dramma delle azioni umane che prendono spunto dalla ossessione e dalla solitudine.

4 commenti:

  1. il paragone con elephant ha decisamente stuzzicato la mia curiosità ;)

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  2. Io vi ho trovato svariate similitudini, soprattutto in quella gelida atmosfera di disfacimento e di vuoto totale che contraddistingue il lavoro di Van Sant.

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  3. Film interessante, anche se secondo me è inferiore a "Elephant". Mi è piaciuta la parte centrale, quella del massacro vero e proprio, un po' meno l'inizio e soprattutto la coda finale.

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  4. Rispetto a Elephant concordo con te, questo è un gradino inferiore; forse la parte finale non è all'altezza del resto , ma nel complesso il film è valido.

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