giovedì 9 dicembre 2010

Buried - Sepolto ( Rodrigo Cortes , 2010 )

Giudizio: 7/10
Novanta minuti in una bara


E' un film di quelli che rischiano di passare alla storia questo Buried del regista indipendente spagnolo Rodrigo Cortes, non tanto per le sue qualità , che indubbiamente possiede,ma per il totale stravolgimento di ogni canone cinematografico: un'ora e mezza chiusi in una bara, unico ambiente utilizzato, un solo attore (gli altri sono solo voci veicolate dal telefono), una pagina di guerra descritta senza mostrare nulla, quasi a voler sconvolgere anche quello che è ormai diventato il concetto di conflitto bellico.
Nella bara, sepolto chissà dove nel deserto iracheno, un semplice camionista americano, addetto ai trasporti nell'Iraq sconvolto dalla guerra; unici oggetti  racchiusi con lui sono un telefono cellulare e uno zippo che emana la sua luce tremula, lasciati lì dai suoi rapitori che pensano di usarlo come merce di scambio per svariati milioni di dollari.
Attraverso il cellulare l'uomo raggiunge tutto il mondo (famiglia, Dipartimento di Stato, datore di lavoro, Forze armate) e la sua è una corsa contro il tempo, descritta in tempo reale o quasi, fatta di angoscia, paura, terrore , claustrofobia e speranza, filtrata attraverso le voci che giungono dal telefono.
E' un aspetto della guerra che più di ogni altro sconvolge, perchè mostra , senza far veder nulla, come ogni regola sia stata smontata e ogni atto è lecito pur di raggiungere lo scopo; in quest'ottica non mancano momenti di quasi umorismo nero tra musichette d'attesa e linguaggio burocratese, ma quello che emerge è la sconfitta di un uomo qualunque finito in un ingranaggio troppo grande e che stritola senza speranza.
Tutta la pellicola, nonostante le premesse potessero far pensare il contrario, procede sempre ad un ritmo costante, senza cali di tensione, senza alcun accenno di noia, anche grazie ad una regia che senza voler strafare dosa benissimo le inquadrature , la luce e il buio e che sembra far muovere la macchina da presa con ariosità sebbene segregata nel ristretto spazio di una bara.
Vero che qualche momento di drammone all'americana ogni tanto fa capolino (le telefonate con la famiglia, il video testamento) ma sono piccoli difetti in un film che sa descrivere con efficacia (ed inculcarla in chi guarda) una angoscia claustrofobica tale da far considerare controindicata la visione del film a chi soffre di questo problema.
Indubbiamente la bravura di Cortes si esplica soprattutto nel sapere ampliare quasi a dismisura uno spazio così angusto e con l'ausilio delle voci al telefono e con il filtrare della sabbia tra le assi della bara dare l'impressione di una apertura all'esterno di quello spazio scenico buio e privo d'aria, riuscendo a incastonare nel finale perfino un beffardo colpo di scena.
Il ruolo del spolto vivo viene ben svolto da Ryan Reynolds, senza eccessi e con credibile sofferenza.

4 commenti:

  1. non mi ha entusiasmato molto, mi è sembrato un esercizio di stile e per altro non del tutto riuscito..
    discreta la sceneggiatura, ma qualche momento di noia io l'ho anche avuto

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  2. Che il regista abbia voluto dare sfoggio di certe qualità è un dubbio che è venuto anche a me, pur risultando il film bello e interessante per alcune scelte tecniche.
    Qualche pistolotto socio-politico di troppo si poteva risparmiare.

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  3. Sono d'accordo, anche sui pochi difetti che si possono imputare a questa pellicola. Difetti che vengono però perdonati a dispetto di un coraggio, un'originalità e un'arditezza registica (nonostante le ristrettezze) davvero notevoli.

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  4. @marco : credo se l'esercizio stile sia finalizzato alla creazione di un buon film non debba essere considerato negativamente; secondo me dal punto di vista tecnico il film è pregevole.

    @baobab : d'accordo sugli accenni socio-politici un po' troppo ovii.

    @alessandra: l'ampliare a dismisura lo spazio così ristretto è sicuramente l'aspetto tecnico più riuscito.

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