sabato 11 dicembre 2010

Dream home ( Pang HoCheung , 2010 )

Giudizio: 8/10
Casa dolce casa...a tutti i costi


Evento attesissimo, grazie soprattutto alle ben poco rassicuranti indiscrezioni filtrate sulla pellicola, l'ultimo film di Edmond Pang ha visto la luce, in anteprima mondiale, al Far East Film Festival di Udine, dove è stato presentato nello scorso aprile, tra deliqui e conati di vomito, circa due settimane prima della sua uscita in patria.
Preceduto dall'iperbolica definizione di "film tra i più truci mai prodotti ad Hong Kong", il lavoro di Pang ha avuto anche una genesi piuttosto travagliata con ripetute interruzioni di lavorazioni, al punto di permettere al regista di dirigere contemporaneamente Love in a puff, che è giunto sugli schermi addirittura in anticipo e che a ben vedere si lega a Dream home molto più di quanto la lettura delle due storie possa far immaginare.
Il film vive su due percorsi paralleli in piani temporali diversi che si svolgono al suo interno:da un lato il folle progetto messo in piedi dalla giovane Cheng, ossessionata dall'idea di acquistare un appartamento con vista su Victoria Harbor, dall'altro le storia della ragazza, sin dalla tenera età, che vorrebbe donare ai genitori e a se stessa una casa nuova e che si trova ad affrontare le difficoltà economiche e non solo per esaudire il suo desiderio; quest'ultima fase funge da introduzione a quello che a bene vedere è il vero nucleo bollente del film, e cioè lo scoppio di violenza inaudita che si impadronisce della ragazza e che la porta a commettere una serie di atti truculenti , proprio nel palazzo dove si trova la casa dei suoi sogni.
Pang non ci nega nulla in quanto ad efferatezza e , sebbene certe definizioni lasciano il tempo che trovano, probabilmente è vero che ci troviamo di fronte ad uno dei film più truculenti e splatterosi del cinema della ex colonia britannica, con immagini nelle quali il regista non fa mancare certo il suo sguardo beffardo ed ironico, frutto di una denuncia palese della speculazione edilizia che ha attanagliato Hong Kong, di una crisi economica seguita ai crack finanziari e delle borse del 2008 che ha arricchito schiere di speculatori e messo in ginocchio tanta gente comune ( in America abbiamo visto gli homeless, qui ad Hong Kong la pazzia sanguinaria) e che ha permesso l'affermarsi del concetto secondo cui tutto è concesso pur di raggiungere l'obiettivo, filosofia alla quale si vota anche la mite e gentile Cheng.
La critica sociale di Pang è fortissima, come lo era in Love in a puff , riguardo al neo-proibizionismo antifumo, e l'estremizzazione della violenza e delle immagini truci va proporio in questa direzione: la perdita di ogni principio etico perchè "in una città in cui i prezzi delle case sono totalmente folli,per sopravvivere è necessario essere totalmente folli" come recita l'introduzione del film.
Il resto nel film lo fanno l'ormai acclarata bravura di Pang nel disegnare immagini sempre pulite ed eleganti che al tempo stesso colpiscono per la loro genialità (l'incipit con i titoli di testa è uno spettacoloso omaggio ai palazzoni di Hong Kong) e tutto l'impianto splatteroso e violento, in cui il regista si specchia un po' a dire il vero, ma con momenti che gli amanti del genere troveranno grandiosi, arricchiti di una vena ironico-sarcastica che stavolta Pang mette al servizo della violenza e della follia, per mettere in scena la cattiveria priva di ogni regola (emblematica quella che è la scena più violenta e cattiva del film, priva però di una seppur piccola goccia di sangue).
Nel ruolo della mite Cheng , repentinamente virata alla follia , la bravissima Josie Ho che se la cava benissimo nell'interpretazione del suo schizofrenico personaggio.
Dubito che mai vedremo nelle nostre sale questo lavoro di uno dei più bravi registi HKesi, motivo in più per augurare al FEFF una lunghissima vita, alla faccia dei tagli alla cultura.

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