mercoledì 22 dicembre 2010

Electric shadows ( Xiao Jiang , 2004 )

Giudizio: 7.5/10
Il Cinema e la vita


Avvalendosi della sensibilità tutta femminile della sua regista, Electric shadows è film di quelli che parla dritto ai sentimenti, con ingenuità forse, ma senza scadere mai nel patetico  e nello strappalacrime a tradimento, ma soprattutto, ed è il vero pregio di questo lavoro, racconta il mito del Cinema, inteso come luogo dove si costruiscono i sogni e la vita.
Mao Dabing ha una passione infinita per il cinema, spende quasi tutto quello che guadagna col suo lavoro per andare al cinema, soprattutto alle maratone notturne che lo tengono felicemente inchiodato allo schermo.
Un piccolo incidente, dettato forse da un destino non troppo cieco, lo porta a incontrare Ling Ling che dapprima lo colpisce pesantemente alla testa e poi lo prega , mentre lei è arrestata dai poliziotti, di andare a dare da mangiare ai suoi pesci.
La casa della ragazza è una piccola sala cinematografica con tanto di poltroncine e proiettore e grazie ad un diario, scritto come una sceneggiatura di un film, il ragazzo capisce di essere capitato nel centro della sua storia personale che si interseca nuovamente con quella della ragazza, dopo che erano stati inseparabili amici da bambini, appassionati di cinema, nutriti nell'attesa di assistere al cinema in piazza (all'epoca della rivoluzione culturale), sognatori ad occhi aperti, nell'intento di emulare le stelle del cinema di propaganda dell'epoca.
La storia raccontata con salti a ritroso ed in avanti porta ad un finale forse un po' troppo tirato via, ma che vuole esaltare la funzione del cinema come fabbrica di vita , di sogni e di realtà.
Qualcuno ha voluto vedere nel film una risposta cinese a Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore, ed in effetti per alcuni temi il parallelismo ci può stare, ma nel complesso le due opere sono assolutamente diverse, soprattutto rigurdo alla spontaneità dei sentimenti che emrge da Electric shadows che è il vero motore del film.
Il cinema come racconto della vita, come una traccia per un percorso di iniziazione personale, il cinema come magia, anche quando è propaganda pura chiusa ad ogni influsso esterno controrivoluzionario, ma anche il cinema che sa donare padri immaginari e che fa toccare con mano eroi invincibili: insomma l'essenza dello spirito cinematografico, raccontato con pacatezza, semplicità e con straordinaria spontaneità ( le scene in cui recitano i protagonisti fanciulli sono a dir poco stupende).
Ed infine il Cinema come memoria, per ricordare a tutti come eravamo quando non c'era la tv o i videoregistratori, quando la fantasia sapeva essere quasi sempre più bella della realtà e quando bastava un binocolo per riuscire a vedere lontano, fin dove gli altri non riuscivano.
Il film ,pur come detto soffrendo di una certa ingenuità narrativa, offre comunque dei momenti bellissimi, spesso intrisi di quella nostalgia propria di chi si volta a guardare la strada fatta e si accorge che ne ha percorsa parecchia.

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