domenica 5 dicembre 2010

Il giorno della civetta ( Damiano Damiani , 1968 )

Giudizio: 8/10
Rivisitazioni cinematografiche
Immutabilità e rassegnazione


Espressione di quel cinema civile impegnato che non esiste più, Damiamo Damiani , trova nella trasposizione del testo del grande scrittore siciliano Leonardo Sciascia la sua opera probabilmente più valida; Il giorno della civetta, oltre a rendere alla perfezione sullo schermo quelle atmosfere magistralmente descritte dal narratore, racconta uno spaccato di vita reale molto poco romanzata, posando lo sguardo soprattutto sull'ambiente e sulle persone grazie ad un realismo che sembra quasi voler rimandare a certa cinematografia italiana dell'immediato dopoguerra.
Quello che ad una lettura più superficiale può essere visto come un giallo, è invece uno studio sociale ed antropologico che dopo oltre 40 anni costituisce ancora un documento sulla cultura mafiosa, da rilegge probabilmente con grande attenzione per poter meglio capire le differenze e le radici di un fenomeno che ancora oggi aflligge, seppur in forme diverse e molto più "degradate", la società italiana.
Tutto nel film è rigorosamente siciliano: il dialetto , le facce, la terra, il silenzio , gli affari e le trame; unica eccezione il Capitano dei Carabinieri Bellodi che si trova ad indagare su un delitto e sul giro di interessi incrociati che si cela dietro ad esso. L'uomo è l'antitesi della cultura mafiosa, non solo geograficamente parlando, ma soprattutto nella tenacia civile con cui vorrebbe far trionfare la verità e la giutizia, impresa votata al fallimento , come dimostra l'amarissimo finale, in cui gli atavici comportamenti e la radicata cultura del silenzio trionfano indisturbati.
Sta proprio in questa contrapposizione il motore vitale del film, nell'antiteico modo di intendere la società e le sue regole che gli uomini mettono in atto.
Il confronto umano tra il Capitano e Don Mariano, il capo mafioso del paese,metaforicamente ben disegnato in quel guardarsi col binocolo da un lato all'altro della piazza, trova il suo momento più fecondo nel dialogo tra i due nel momento in cui i carabinieri vanno ad arrestare l'uomo; qui Sciascia e Damiani, rimanendo fedelissimo al testo, ci mostrano due uomini assolutamente fedeli alle loro ideologie, capaci soprattutto di comprendere quelle dell'altro e la suddivisione dell'umanità in cinque categorie fatta da Don Mariano costituisce una delle pagine più belle del testo e del film.
Il confronto è quindi tra uomini che seguono i loro disegni, quasi con una sorta di irriverente rispetto reciproco, sullo sfondo di affari e morti, storie di corna e di onore.
La rassegnazione finale che trionfa nell'epilogo della pellicola ben si incastona in una storia in cui il tempo non sembra mai passare tanto uguale a se stessa sembra.
Stupenda Claudia Cardinale nel ruolo di Rosa Nicolosi, l'ultima ad arrendersi gettando alle ortiche anche il suo oonore nel nome di una immutabilità intoccabile e bravissimo anche Lee J. Cobb nel ruolo di Don Mariano, capo mafioso che mostra una moltitudine di aspetti contraddittori; Franco Nero nel ruolo del Capitano Bellodi incarna con efficacia lo spirito civile che anima il suo personaggio, così lontano da  chi di quella cultura mafiosa ha fatto il suo unico modello di vita.

2 commenti:

  1. l'ho visto diverse volte e ogni volta mi sembra che il tempo gli aggiunga grandezza.
    un film dove per una magica alchimia ogni cosa sta al suo posto, un film classico, con una sceneggiatura a orologeria.

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  2. Quello che più colpisce, anche a distanza di così tanti anni è che quel tipo di cinema non esiste praticamente più; film come questo son pezzi rari di antiquariato che vanno conservati accuratamente.

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