lunedì 27 dicembre 2010

In love we trust ( Wang Xiao-shuai , 2008 )

Giudizio: 8.5/10
Storia di coppie a Pechino


Il regista che nel 2000 diresse Le biciclette di Pechino, giustamente considerato un pilastro della nuova cinematografia cinese, dopo un paio di variazioni sul tema, torna ad ambientare la sua storia nella megalopoli , ambiente che sembra metterlo particolarmente a suo agio, e dirige In love we trust con risultati apprezzabilissimi; pur non toccando le vette del suo capolavoro, Wang Xiao-shuai, racconta una storia intima, lasciando solo sullo sfondo il tumulto sociale che anima Pechino e la Cina, con toni molto lievi nonostante le tematiche trattate siano di quelle che colpiscono forte.
Mei Zhu e Xie Huai vivono la loro vita abbastanza agiata fra i palazzoni della periferia di Pechino; la figlia di 5 anni Hehe, avuta dalla donna nelle prime nozze con Xiao Lu si ammala gravemente di leucemia, i tentativi per curarla non danno i risultati sperati e rimane, come estrema possibilità, il trapianto di midollo che però nè la madre nè il padre , risposatosi nel frattempo con Dong Fan, possono donare perchè incompatibili.

La disperata ostinazione della madre la porta a considerare la possibilità di procreare nuovamente col vecchio marito di modo da poter utilizzare il nascituro come donatore.
La proposta porta l'ovvio scompiglio tra le due coppie, combattute tra la volontà e la speranza di salvare la bimba e il proprio egoismo, a maggior ragione quando la fecondazione in vitro pattuita non va a buon fine e non rimane altro che il vecchio metodo dell'accoppiamento.
Finale bellissimo, dove , pur con toni pacatissimi, il confronto tra Mei Xhu e Xie Huai lascia aperto un epilogo positivo, ma con un macigno pesantissimo che suona quasi come vendetta.
Wang ha l'indubbio pregio di trattare un tema carico di dramma senza mai scivolare nel lacrimoso, pur mettendo sul tavolo tutte le dinamiche che di fronte a simili eventi si scatenano; un gesto che potrebbe salvare la vita della bambina diviene una possibile minaccia alla integrità delle due coppie, nonostante  la sofferta accettazione dei due nuovi compagni dei genitori; rancori e decisioni sofferte vengono a galla per colpa di maternità e paternità mancate, grazie ad uno studio personale e psicologico dei protagonisti che il regista costruisce benissimo.
Anche se la struttura narrativa è quella di un film molto racchiuso nell'ambito personale, sullo sfondo Wang non manca di mostrarci istantanee di una situazione sociale precaria ( i cantieri fermi per problemi di soldi, la sanità ormai privatizzata, la ricerca del benessere ostinata, una urbanizzazione selvaggia) in cui i protagonisti in qualche modo si specchiano, non a caso il lavoro ebbe un ritardo nella distribuzione dovuto a problemi con la censura cinese, che impedì a Wang di presentarlo a Venezia, dirottando poi la prima a Berlino.
Ancora una volta Wang Xiao-shuai dirige un lavoro che con i toni sommessi che gli sono propri, sa scrutare con molta precisione nelle relazioni umane, servendosi di una regia asciutta ed essenziale, in cui il tessuto connettivo della città di Pechino è sempre ben delineato e osservato da vicino.
Liu Weiwei e Yu Nan (già splendida interprete di Tuya) danno il volto alle due donne mentre Zhang Jiayi e Cheng Taisheng interpretano i due protagonisti uomini: tutti e quattro sono bravi nel non superare mai le righe, offrendo il giusto equilibrio recitativo.

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