lunedì 10 gennaio 2011

Amphetamine ( Scud , 2010 )

Giudizio: 7.5/10
Quando il ponte sarà pronto...


Sotto l'egida rassicurante e, sulla carta, garanzia di qualità di Lawrence Lau in veste di direttore esecutivo, il regista HKese Scud porta questo suo lavoro alla Mostra di Berlino dove, come è ovvio e naturale , ottiene critche molto positive.
In effetti Amphetamine è film da festival in tutto e per tutto, che trova spazio nelle sezioni collaterali dove un certo sperimentalismo e tematiche al limite fanno venire l'acquolina in bocca a quella critica sempre alla ricerca dell'eccesso.
Sicuramente è pellicola da non passare inosservata per tutta una serie di motivi che vanno dalle tematiche trattate al coraggio con cui sono state messe in scena e che ne fanno comunque un lavoro che merita di essere visto.

Attingendo a piene mani a situazioni autobiografiche la storia narra dell'incontro tra un rampante dirgente finanziario australiano di orgini HKesi , tornato per lavoro nella terra natia (le notizie economiche sui tracolli finanziari del 2008 fanno da continuo sfondo), gay dichiarato e un giovane istruttore di nuoto, con un passato alle spalle pieno di buchi neri ed un presente non certo più roseo.
Sarà Daniel, il capitano di finanza, ad approcciare in maniera più decisa  l'altro, dal nome Kafka che è tutto un programma; tra i due comunque nasce una amicizia affettuosa prima e una passione poi nonostante Kafka mostri ancora delle ritrosie, dettate però più dalla sua fragilità emotiva e dall'uso di stupefacenti che dilatano e alterano la sua percezione che da un rifiuto a riconoscersi gay.
La storia è tutta qui, un procedere del rapporto tra i due raccontato senza veli, con frequenti scene di nudo integrale e di amore omosessuale, sulle quali il regista si concentra in modo particolare, non per dare quel tocco di scabrosità ma semplicemente perchè Scud sembra avere a cuore la fisicità dei suoi personaggi.
Immerge la storia in un ambiente asettico, molto freddo, in cui traspare come unico elemento la preoccupazione di tutti per la situazione economica globale che contrasta fortemente con l'edonismo di facciata usato come paravento per nascondere il vuoto.
Ma soprattutto il film si fa valere per il coraggio e la pulizia con cui tratta il tema della omosessualità, la sua accettazione e il disagio esistenziale che crea in Kafka, senza eccessi, attento solo a raccontare una storia di amore e disperazione molto ben fotografata nell'immagine del ponte in costruzione; Scud sa giocare bene con le immagini grazie ad una fotografia bella e misurata, passa dal taglio convulso quasi a videoclip a quello meditativo e si avvale di una bella colonna sonora che ben si incastona nella narrazione.
Dove invece il film lascia  a desiderare è in una certa ripetitività di situazioni, in un eccessivo filosofeggiare del regista sull'amore, sul'omosessualità, sui rapporti umani ed anche il finale , indubbiamente suggestivo, presta troppo il fianco ad un eccesso di stilizzazione.
Bravissimi i due attori principali Byron Pang nel ruolo di Kafka e Tom Price in quello di Daniel che donano faccia e corpo (molto spesso fradicio di acqua), senza crearsi imbarazzo alcuno.

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