sabato 8 gennaio 2011

Cella 211 ( Daniel Monzon , 2009 )

Giudizio: 7/10
Uomini soli a confronto


Nello stesso anno in cui Audiard col suo Il profeta poneva una pietra miliare nel filone carcerario di stampo europeo, lo spagnolo Daniel Monzon dirigeva questo Cella 211, a confermare un affrancamento europeo, speriamo definitivo, da quel filone cinematografico di netto stampo americano che ha contraddistinto il Cinema sulle carceri per troppi anni.
Il parallelismo col lavoro di Audiard non è peregrino, perchè in entrambi i casi, prima di una storia tra cronaca e fantasia , la pellicola è anzitutto un racconto di disperazione e di degrado, una parabola sulla sopravvivenza vissuta sulle pelli dei protagonisti, racchiusi nel loro microcosmo nel quale sono nudi di fronte a se stessi e agli altri.
Monzon introduce un aspetto che fa da traino , almeno nella prima parte, e cioè la contrapposizione tra chi l'ambiente carcerario lo conosce, lo vive, lo assoggetta ai suoi voleri e chi invece vi si trova intrappolato, suo malgrdado; ed è così allora che Juan, guardia carceraria neoassunta e prossimo padre, nel suo primo giorno di lavoro si ritrova , per una serie di fatalità, coinvolto in una sommossa scoppiata nell'ala in cui albergano i detenuti più pericolosi del carcere, i quali ignorano la sua identità; al giovane non rimarrà altro che fingersi un detenuto appena giunto nella casa di reclusione e sperare che ciò gli salvi la pelle.
La narrazione si impernia subito sul confronto tra Juan e il capo dei rivoltosi, Malamadre, sul quale però il malcapitato riesce subito ad avere un certo ascendente , al punto di divenirne ben presto un luogotenente, ruolo che dapprima cercherà di utilizzare per fare il doppiogioco ma che poi in qualche modo, in seguito ad una serie di eventi, lo porterà a saltare la barricata.
L'escalation inevitabilmente tragica che ne segue causata dal biltz delle forze speciali, tinge il film di colori drammatici , forse ovvi, ma con sfumature antropologiche non scontate.
Monzon dimostra di conoscere bene le teorie fisiognomiche lombrosiane, mostrando una parata di personaggi interessanti, alcuni chiaramente stereotipati ,altri invece interessanti; sta di fatto che le facce e i portamenti che presenta nei personaggi autori della rivolta sono tra gli aspetti più interessanti del film, il quale, altra nota di merito, non si compiace su dissertazioni sociologiche e politiche sulle condizioni della vita in carcere; semmai introduce il tema politico solo nella figura dei detenuti dell'ETA , ostaggi dei rivoltosi, la cui salvezza sembra essere l'unico interesse delle autorità.
Juan da parte sua , scopre una umanità variegata, a volte umiliata, in cui alberga ancora, seppur sotto una coltre di violenza e cattiveria, un barlume di lealtà che lui sarà capace di portare a galla e , probabilmente, si rende conto che , come sempre, il male non sta sempre dalla stessa parte.
Alcuni difetti frenano il film soprattutto nella parte centrale ( la storia privata di Juan prende troppo il sopravvento, sbilanciando pericolosamente il ritmo narrativo, la figura del responsabile delle guardie carcerarie, seppur fondamentale nella struttura narrativa ,appare un po' troppo macchiettistica) ma nel complesso ne viene fuori un bel film che ha una sua linearità e coerenza, col giusto approfondimento psicologico dei vari personaggi, anche grazie alle belle interpretazioni di Luis Tosar nel ruolo di Malamadre, bravo nel rappresentare l'oscuro carisma che emana il personaggio e Alberto Ammann nel ruolo di Juan; il tutto spiega l'incetta di Premi Goya ottenuta dal film e una certa vitalità del cinema spagnolo su molti fronti.

5 commenti:

  1. A me è piaciuto molto, alla pari con Il profeta; unico appunto la poca credibilità della storia nel suo insieme, ma forse alla fine ha poca importanza.

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  2. Beh Il Profeta a mio avviso era superiore, ciò non toglie che questo lavoro sia più che valido; riguardo alla poca credibilità, probabilmente hai ragione , ma mi sembra un particolare di poca importanza.

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  3. Concordo, un film valido, ben recitato.
    Luis Tosar è anche ne "Ti do i miei occhi", un bel film drammatico spagnolo di inizio anni 2000... Un attore capace.

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  4. Anche secondo me Il profeta è un pelino superiore. Però stiamo parlando di bellissimi film comunque.

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  5. @bruno: quel film non l'ho visto , ricordo però la sua interpretazione in I lunedì al sole di De Aranoa, indubbiamente un bravo attore.

    @Alessandra : anche secondo me Il profeta è superiore e tutto sommato non sono neppure così simili come potrebbe apparire a prima vista.

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