lunedì 24 gennaio 2011

Soundless wind chime ( Wing Kit Hung , 2009 )

Giudizio: 7/10
L'amore in terra straniera


L'incontro tra due tormentate solitudini costituisce l'ossatura portante di questa opera prima tra i lungometraggi del regista cinese Wing Kit Hung: un giovane immigrato dalla Cina continentale, Ricky, che lascia la madre gravemente ammalata e vive ad Hong Kong presso una zia prostituta, sbarcando il lunario come lavorante in un piccolo e modesto ristorante e Pascal , uno svizzero che sopravvive tra esibizioni da strada e le angherie del suo compagno.
Incontro con amore a prima a vista sì, ma soprattutto come congiunzione di due vite sofferte, in una città che non gli appartiene e che per una volta tanto, cinematograficamente, non si dimostra così accogliente e luminosa.
I due, coraggiosamente, decidono di vivere insieme e di dare un senso di concretezza alla loro relazione, tra momenti felici e allontanamenti , sullo sfondo però di un amore assolutamente totalizzante.

Poi qualcosa succede, Ricky parte anni dopo alla ricerca del suo vecchio amore tra le montagne svizzere , dove incontra un ragazzo che sembra il sosia di Pascal, ma dalla vita completamente diversa.
Il finale non dirada le nebbie che avvolgono la storia e forse la spiegazione di tutto va trovata nell'antica leggenda cinese riguardo ai morti che tornano , dopo sette giorni, per cancellare i ricordi , prima di reincarnarsi in una nuova vita.
Wing Kit Hung affronta con grande lucidità e poesia il tema dell'amore omosessuale, mostrando grande sensibilità, evitando clichè abusati, soprattutto nel cinema occidentale, affidandosi ad una narrazione molto frammentata, fatta di quadri in lento dissolvimento, senza raccontare fatti ed eventi nodali, ma rivolgendosi soprattutto alle atmosfere e ai particolari, lasciando molti aspetti sepolti e nascosti e ribaltando continuamente i piani temporali delle vicende narrate, saltando da Hong Kong alle vallate svizzere.
Quello che domina nel film è un senso di mestizia e di abbandono, anche grazie alla struggente colonna sonora, in cui il sentimento dell'amore, ancora di più perchè totalizzante ma non pienamente realizzato, lascia profonde ferite difficili da guarire.
La scelta del regista di frammentare e disperdere la narrazione  unita al prevalere del non detto rispetto alla chiarezza narrativa, tendono a ingenerare un po' di confusione nella linearità del racconto, il che costituisce il principale difetto del film, senza il quale avremmo potuto gridare al quasi capolavoro; tutto ciò comunque non toglie che l'esordio è di quelli che lasciano molto soddisfatti e impone di seguire Wing con attenzione in quanto ha senza dubbio capacità e ispirazione per poter regalarci lavori validissimi.
Piccola nota: guardino questo lavoro i numerosi registi che ci propinano da anni film sulle tematiche gay infarciti di ovvietà e di macchiettismo omosessuale, sia mai che riescano a capire che si possono fare film in cui l'amore può essere trattato con delicatezza e profondità, a prescindere dalla  sessualità dei protagonisti.

2 commenti:

  1. Bellissimo film. Una poesia. Strugente dall'inizio alla fine. E' vero della poca linerità del racconto, ma il racconto c'è ed è magistrale. Bisogna capire che il cinema offre possibilità diverse a quelle lineari. La poesia lo permette.

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  2. Vero quanto dici, però la mancanza di linearità, qui troppo spesso eccessiva, non può non influire sul film che comunque è un lavoro notevole.
    Ti chiedo cortesemente di firmarti, parlare con anonimi non è certo una cosa divertente :)
    Grazie.

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