venerdì 4 febbraio 2011

Shanghai Blues ( Tsui Hark , 1984 )

Giudizio: 9.5/10
La vita di Shanghai tra sorrisi e commozione

Tra il 1984 e il 1986 Tsui Hark diresse due tra i più bei film della cinematografia orientale e della storia del Cinema di tutti i tempi: se Peking Opera Blues si pone probabilmente come la vetta insuperata della su attività cinematografica, questo Shanghai Blues sta perfettamente in scia, presentando, tra l'altro, i due lavori diverse analogie.
Quando nel 1937 il Giappone inizia il suo attacco verso la Cina, il giovane Guo Min lavora come clown, ma il richiamo del dovere verso la patria minacciata lo spinge a decidere di arruolarsi e partire per la guerra; nel bel mezzo di un bombardamento notturno salva la vita di una ragazza sconosciuta rifugiandosi sotto un ponte, dove tra i sinistri lontani bagliori delle bombe, i due si saluteranno dandosi appuntamento ancora sotto quel ponte una volta finita la guerra.
Otto anni dopo, finita la guerra, Guo Min torna a Shanghai, sbarcando il lunario con lavori improvvisati, sognando di diventare un compositore e ricordando ancora quella ragazza che aveva conosciuto sotto al ponte; la città cerca di uscire dalle macerie della guerra, fra inflazione e povertà, conservando però una vitalità straordinaria ; nella moltitudine che anima Shanghai il giovane crede di riconoscere tra la gente la ragazza del ponte, la quale invece è una maldestra e simpatica giovane appena arrivata in città.
Tra equivoci, lazzi, momenti che ora strappano un sincero sorriso, altri che invece generano una profonda commozione, musica bellissma ( del grande James Wong), situazioni e personaggi curiosi assistiamo al rincorrersi di tre esistenze: Guo Min, Sgabello (la ragazza scambiata per quella del ponte ) e Shu Pei Lin, ballerina di night club, che accoglierà in casa la nuova arrivata, immersi in una umanità variegata che stenta a scrollarsi di dosso il peso della guerra.
Un finale bellissimo e da commedia romantica in grande stile chiude la storia.
Shanghai e i suoi abitanti sono il vero asse portante del film; un ritratto coloratissimo e profondo di una città e di un popolo che deve ripartire da zero, che deve ricostruire tutto, ma raccontato con toni leggerissimi, soavi, con momenti di poesia purissima (vedi la suonata al violino di Guo Min sul terrazzo, il sottofinale sul treno) , giocato su dialoghi serrati e spesso divertenti, in cui anche le scene più francamente brillanti hanno sempre un sottofondo delicato: tutto architettato e splendidamente diretto da Tsui Hark che sa mescolare e offrire storie diverse, d'amore e d'amicizia, in cui anche i personaggi secondari giocano un ruolo fondamentale con le loro caratterizzazioni; ma soprattutto il film sprigiona un senso di speranza e di rinascita e una vitalità che rendono sì il tono del racconto leggero, a volte quasi spensierato, ma che al contempo suscitano un commovente trionfo dei sentimenti.
Kenny Bee (Guo Min ), Sally Yeh (Sgabello) e Sylvia Chang (Su Pei Lin ) concorrono con le loro interpretazioni alla perfetta riuscita del film così come gli altri attori impegnati nei ruoli minori, tutti efficacissimi nell'interpretare quella stramba umana che popola Shanghai.
E' grandissimo Cinema, quello di respiro sconfinato, che è capace di creare una magia che cattura e che rimane negli occhi e nel cuore per tanto tempo e che conferma una volta di più la grandezza di uno dei più grandi registi viventi che ancora qualcuno colpevolemte si ostina a considerare un semplice autore di fantasy a volte pure kitch.


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