lunedì 7 marzo 2011

Be sure to share ( Sion Sono , 2009 )

Giudizio: 8.5/10
Stavolta Sono colpisce al cuore


Che Sion Sono appartenga a quella ristretta cerchia di cineasti che riesce sempre a stupire ormai è assodato, ma che il regista dell'eccessivo, rutilante e bellissimo Love Exposure possa essere in grado, dopo un anno di distanza, di dirigere un lavoro impregnato di un lirismo delicato e profondo è comunque evento che sorprende in maniera forte.
Vero che con quella dedica furbescamente inserita nei titoli di coda , in cui dichiara palesemente l'impulso autobiografico che anima il film, Sono mostra quanto sentito sia stato il lavoro per lui, ma indubbiamente vedere il regista di Strange Circus saper così delicatamente toccare le corde del sentimento con lievità e con toni misurati , può apparire ai più inverosimile, non per chi ha imparato ad apprezzarlo come uno dei più grandi cineasti viventi che non sa solo stupire provocare e spiazzare ma anche saper dare un respiro ampio alle sue opere.
La storia si impernia sulle figure di Shiro e del padre, malato di cancro e sull'estrinsecazione, direi quasi la condivisione, del loro rapporto profondo, rimasto sepolto sotto i ruoli che la vita ha assegnato ad entrambi.
Quando anche Shiro scoprirà quasi per caso di avere un cancro, si aprirà una corsa ideale a chi morirà per ultimo: il padre perchè vuole finalmente avere un momento di sincera intimità col figlio, in riva ad un laghetto con la canna da pesca in mano; il figlio che tiene tutti all'oscuro del suo male e che spera di non morire prima del padre per lasciargli se non altro la speranza di vedere realizzato il suo desiderio.
In una bellissima scena nel sottofinale, Sono ci regala l'unico strappo di eccesso e di provocazione in un quasi  surreale quadro, tanto straziante quanto grandioso.
Morto il padre a Shiro non rimarrà che confessare il suo segreto alla futura moglie.
Raccontare il rapporto col proprio genitore è da sempre uno dei temi trainanti del cinema e il regista giapponese , attraverso le figure di Shiro e del padre, si mette allo specchio e racconta una storia in cui la forza del legame diventa momento vitale, da consumare a tutti i costi prima che il sipario cali sulla vita: il recupero di una sincerità e di un affetto che forse a volte è mancato in superficie ma che è covato sotto le ceneri si afferma lentamente nel corso della narrazione, nella quale il regista spazia su vari piani temporali, cesellati ed incastonati con grande sapienza all'interno del racconto senza ricorrere ad eccessi sentimentalisti o a facile commozione; il film commuove in alcuni tratti , vero, ma è un sentimento genuino che tocca le corde giuste con misura.
E' un film che piacerà a chi ama il cinema che prla ai sentimenti e che invece entusiasmerà i cultori di Sion Sono che avranno una ulteriore conferma della grandezza di questo regista, capace di raccontare con bravura tecnica e con poesia una storia dai forti accenti minimalisti nelle pieghe della quale si nasconde tutta la sua genialità

2 commenti:

  1. Devo ancora approfondire Sono, di cui ho visto solo "Cold fish", che mi ha incuriosito (anche se alla rassegna di Venezia ha inorridito molti spettatori). Mi sono procurato tre titoli da te citati ("Strange circus", "Noriko's dinner table" e "Suicide circle") e cercherò di vederli al più presto.

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  2. Se posso permettermi ti consiglio la visione nell'ordine inverso in cui li citi (che poi è l'ordine cronologico dei lavori); Strange Circus è a mio avviso il suo capolavoro assoluto, un concentrato di ideologia cinematografica del regista.

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