sabato 12 marzo 2011

Confessions ( Tetsuya Nakashima , 2010 )

Giudizio: 7/10
Vendetta e morale


Vincitore degli Awards nipponici e selezionato come rappresentate della cinematografia giapponese agli Oscar, questo lavoro di Teysuya Nakashima segna un punto di svolta nel profilo cinematografico del regista, conosciuto finora soprattutto per film come Kamikaze girls, in cui ad una ricerca stilistica esasperata faceva riscontro una sostanza veramente flebile.
In Confessions di sostanza ce n'è molta, dipanata in una narrazione drammatica e a tratti spiazzante, che vuole affrontare una tematica molto cara ,  e spesso abusata, nel cinema giapponese: il mondo giovanile della pubertà coi suoi contrasti generazionali e le pericolose tendenze autodistruttive.
Il lungo prologo  che si svolge in una classe delle scuole medie e che iniza coi toni della commediola, ben presto ci getta in una ambientazione drammatica, quasi allucinata, in cui al bianco sfavillante e freddo dell'ambiente si mescola il torbido che alberga negli allievi dell'insegnante Yuko Moriguchi, che al termine del trimestre decide di abbandonare la scuola, non prima però di aver svelato la sua verità sulla morte della figlioletta per mano di due suoi allievi.
Qui inizia la sua vendetta ( o la sua battaglia etico-morale? ) e la storia procede con le confessioni dei vari protagonisti della vicenda.
Ne emerge un quadro dominato da una ferocia adolescenziale che spaventa, da un difficilissimo rapporto genitori-figli, dall'incosciente senso di onnipotenza che alberga nei ragazzini, dall'emulazione contrapposta all'inadeguatezza nei confronti delle aspettative dei genitori, dalla spinta onnipresente al suicidio e alla distruzione iconoclasta, dalla difficoltà nei rapporti interpersonali troppo spesso dominati da ossessioni e fobie, dalla cattiveria ancestrale vissuta come momento istintivo di sopravvivenza e di affermazione che risiede nei giovani in fase di sviluppo della personalità.
Il dramma, che esplode quasi subito, si fa man mano sempre più profondo, oscillando tra la sottile vendetta , soprattutto psocologica che Yuko mette in atto e l'energia tragica e distruttiva che opprime i giovani protagonisti e Nakashima, pur ondeggiando tra flashback continui , intecci narrativi e piani temporali diversi, ha la indubbia capacità di mantenere un filo logico e una coerenza narrativa che a ben vedere costiuiscono uno degli aspetti più belli del lavoro.
Viceversa , e conoscendo il regista la cosa non stupisce, la ridondanza stilistica ed estetica che si esplica soprattutto in una ossessiva presenza della slow motion e nel perenne sottofondo musicale (tra l'altro bello), alla lunga infastidiscono , pur senza scalfire però l'impianto del lavoro che rimane ad un livello buono, dominato dai toni del bianco e del grigio, alienanti e freddi, con rari inserti di colori portati da un cielo sempre striato di nubi che fungono da prisma.
A parte i giovani protagonisti , va segnalata la bellissima interpretazione di Takako Matsu nel ruolo di Yuko, in un ruolo carico di ambiguità e di dolore in cui si intravedono la sete di vendetta e l'animo da educatore che ricercano una impossibile convivenza.

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