lunedì 21 marzo 2011

In un mondo migliore ( Susanne Bier , 2010 )

Giudizio: 8/10
Quale è il mondo migliore?


Vincitore dell'ultimo Oscar come miglior film straniero, meritato, ma Kynodontas era senza dubbio superiore, il lavoro della danese Susanne Bier è di quelli che sin dall'inizio si dichiara subito: clima austero di tragedia incombente , in perfetto stile scandinavo, esplorazione bifasica di un mondo nei suoi aspetti più distanti, famiglia come centro di un microcosmo da cui tutto nasce e tutto muore immersa in un contesto sociale solo appena accennato ma chiarissimo.
E' la storia di due ragazzini, Christian ed Elias prodotti di famiglie disgregate, una dalla morte prematura della mamma, l'altra dilaniata da problemi coniugali.
I due ragazzini così diversi, anche solo nell'aspetto, si ritrovano ad affrontare a modo loro un mondo in cui soprusi e cattiverie regnano incontrastati, soggiogati dal fardello delle loro esperienze personali.

Lo stesso mondo carico di odio e orrori che il padre di Elias, medico in Africa, si ritrova sotto gli occhi tutti i giorni  e che cerca di combattere con il suo idealismo, nello stesso modo in cui cerca di trasmetterlo al figlio.
Il giovane Christian invece soffre della mancanza della madre, riversa fiumi di odio contro il padre e abbraccia la consapevolezza che in un mondo come questo esiste non c'è spazio per il "porgi l'altra guancia".
Il percorso comune che i due ragazzini intraprendono è votato alla disperazione e all'autodistruzione che non si verifica solo perchè la regista opta per un finale buonista (troppo) ed eccessivamente ottimista che a conti fatti risulta l'unico momento zoppicante del film, per il resto magnificamente girato, ottimamente interpretato, che sa rendere con grande forza il senso di abbandono e di sbandamento che permea la giovane vita dei protagonisti.
Susanne Bier anche nei suoi precedenti lavori ha egregiamente raccontato la capacità della famiglia di condizionare, e spesso rovinare, l'esistenza dei suoi personaggi, e anche in questo lavoro non manca di metterlo in evidenza; soprattutto calca la mano sul contrasto tra la innata cattiveria latente dei ragazzini che si estrinseca nella legge del taglione contrapposta all'idealismo e alla tolleranza dei genitori, soprattutto del padre di Elias.
Il film , come detto, permeato di una drammaticità plumbea manca forse del guizzo finale che avrebbe regalato una perfetta coerenza alla narrazione, ma al di là di questo è bello e conferma la grandissima capacità della regista di sapere raccontare storie di forte impatto emotivo, in cui la violenza, interiore e non, serpeggia ed emerge.

6 commenti:

  1. la regia non mi ha convinto molto, così come tutte le svolte buoniste.
    però stimola comunque riflessioni interessanti. e non è poco.

    kynodontas miliardi di volte meglio, comunque :)

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  2. Ciao scusa se il mio commento sarò fuori posto ma mi devo complimentare per come hai costruito il blog, a me piace molto, vorrei averne uno cosi ma non ci riesco, uff.....

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  3. @Marco : d'accordo sulla svolta buonista finale e sul fatto che Kynodontas fosse indubbiamente superiore, dissento sulla regia , invece, che mi è sembrata eccellente come sempre nei lavori della regista.

    @Luca : grazie per il copmplimento, ma ho visto che anche tu ne gestisci svariati di blog, non vedo perchè non dovresti riuscire :)

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  4. l'ho visto al cinema, magari non è perfetto, forse mette troppo carne al fuoco, ma è ricco, pieno di spunti, luci e ombre del nostro ricco mondo, avercene film così...

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  5. Interessante anche tutta la riflessione sulla violenza, sulle sue diverse origini, e sui suoi diversi modi di esplicarsi. Peccato l'inserimento di risvolti eccessivamente retorici e di un finale che mi ha fatto letteralmente cadere le braccia.

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  6. @Ismaele: perfetto non è , sicuramente, ma comunque è un gran film dalla regia sapientissima

    @Alessandra: vero, soprattutto il finale toglie qualcosa al film , ma per il resto mi piace la sua austerità attraverso la quale si intravede un po' di Dogma e un po' di Haneke.

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