giovedì 10 marzo 2011

Norwegian wood ( Tran Anh Hung , 2010 )

Giudizio: 8/10
Il dolore e il ricordo nel viaggio della vita

Presentato all'ultima rassegna veneziana, Norwegian wood del regista franco-vietnamita Tran Anh Hung, già Leone d'oro 15 anni fa con Cyclo, è uni di quei lavori che per essere valutato serenamente necessita di una sorta di lavoro di rimozione relativo al testo cui si ispira: il romanzo di Haruki Murakami, grande successo della letteratura giapponese contemporanea, è infatti l'inevitabile pietra di paragone nella quale si è portati a specchiare il film.
Cercando quindi di evitare il paragone letterario, si può affermare che il lavoro di Tran è un'opera che ha dalla sua una grande pulizia stilistica senza con ciò cadere nell'esercizio fine a se stesso.
Il racconto è ambientato nel Giappone fine anni sessanta e vede per protagonisti Toru Watanabe e Naoko, due giovani che si trascinano dietro le ferite per la morte di Kizuki, grande amico dell'uno e fidanzato dell'altra.
Il caso li metterà nuovamente di fronte uno all'altra un anno dopo il tragico evento e ben presto scopriranno che le cose non sono più come prima.
Watanabe fa la vita da classico universitario, Naoko mostra la sua fragilità dolorosa, l'amicizia si trasforma in affetto e quindi in amore, ma il fantasma di Kizuki è troppo ingombrante per entrambi; la ragazza finirà in un ospedale psichiatrico e Toru, pur ormai indissolubilemnete legato a lei, troverà in Midori, altra giovane dai contorni tragici, un'altra stampella su cui poggiare le fondamenta della sua vita.
Il legame doloroso tra Toru e Naoko troverà una fine drammatica, ma ormai per il ragazzo è tempo di aprirsi alla vita adulta, continuando a tirarsi dietro il carico di dolore e di ricordi.
Se il romanzo aveva tutte le caratteristiche del racconto di formazione alla vita, con tanto di aspetti sociali e politici, il lavoro di Tran sembra incentrarsi soprattutto sul rapporto tra Toru e Naoko come paradigma dell'età dell'adolescenza e dei suoi meccanismi di sviluppo e di crescita.
La difficoltà di amare pienamente, la tragica solitudine e fragilità di Naoko, l'apparente apatia di Toru, incapace di scrollarsi di dosso fantasmi e dubbi, il legame doloroso che unisce chi ha subito una perdita importante diventano i temi centrali della pellicola che il regista tratta con grande sensibilità e forza , facendo emergere, soprattutto nella figura di Naoko, i malesseri e i drammi giovanili.
Tran Anh Hung usa immagini stilisticamente perfette, siano essi boschi innevati o interni accuratissimi, piegando però questa suo senso estetico alla narrazione che risulta sempre il nucleo centrale del lavoro.
Tralascia forse in maniera eccessiva alcune figure collaterali ma importanti, come quella di Midori che appare troppo defilata, ma il tutto sembra assolutamente coerente con la scelta narrativa di porre al centro dell'attenzione i personaggi di Naoko e Toru.
Il risultato comunque è un film coinvolgente, bellissimo, che emoziona, senza eccessi, portando in superficie l'amore e il dolore,la morte e la capacità di sopravvivere, che racconta una generazione che ha vissuto uno dei periodi più vivaci del ventesimo secolo, un film che vuole essere insieme un inno al ricordo e la sua importanza sulla crescita e sulla formazione della personalità.
Magnifica la prova di Rinko Kikuchi nel ruolo di Naoko, autentico asse portante del film, che sa dare un forte impatto emotivo empatico al personaggio; Kenichi Matsuyama nel ruolo di Toru appare invece qualche volta in difficoltà nel dare profondità al suo personaggio; brava anche se defilata, come detto, nel suo personaggio Kiko Mizuhara nel ruolo di Midori.

7 commenti:

  1. questo mi ispira molto (anche per via delle musiche composte da jonny greenwood dei radiohead), però non sono ancora riuscito a recuperarlo

    RispondiElimina
  2. Il film è bello ( come pure il romanzo d'altronde) e la scelta musicale è uno dei suoi punti di forza. Ovviamente di distribuzione in italia non se ne parla...

    RispondiElimina
  3. perdona la domanda diretta, ma l'hai visto coi sottotitoli in inglese o sei riuscito a trovarli in italiano?

    RispondiElimina
  4. No iosif l'ho visto coi sub inglesi; purtroppo per troppo cinema orientale non c'è alternativa.

    RispondiElimina
  5. finalmente sono riuscito a vederlo. in verità non mi ha convinto, come non mi convinse il libro.

    RispondiElimina
  6. Il libro mi piacque, così come Dance dance dance sempre dello stesso autore.
    Ho cercato di vedere il film (rivisto tra l'altro anche coi sub italiani) non pensando al romanzo, cosa difficile, e credo che Tran abbia centrato l'essenza del racconto, anche a costo di svilire alcuni personaggi e certe situazioni.

    RispondiElimina

Condividi