martedì 5 aprile 2011

Accidental kidnapper ( Hideo Sakaki , 2010 )

Giudizio: 7/10
Il difficile mestiere del padre


Hideo Sakaki è probabilmente più noto per la sua attività di attore avendo partecipato a svariati film di Kitamura, regista di successo , oltre che sopravvalutato all'eccesso; il risultato di questo suo passaggio dietro la macchina da presa è però apprezzabile nel suo complesso, avendo Accidental Kidnapper riscosso un buon successo , in primis al FEFF del 2010, grazie allo stile equilibrato con cui il regista ha saputo costruire una commedia brillante in cui si insinuano venature di altri generi e che evita i forzati rimandi proposti dalla critica a lavori come l'eastwoodiano Un mondo perfetto o al kitaniano L'estate di Kikujiro, solo perchè al centro della narrazione c'è una strana coppia formata da un adulto e un bambino.

Hideyoshi Date è un fallito su tutti i fronti, persino il tentativo di suicidio naufraga in maniera quasi comica e ancor più comica è la trovata di rapire (si fa per dire...) un ragazzino che gli si intrufola nella macchina in evidente periodo precoce di ribellione verso la famiglia e che sembra provenire da un ambiente agiato, talmente benestante che il padre è infatti un potente boss della yakuza, pieno di tic nervosi e fallito come padre, troppo preso dai suoi affari e preoccupato solo di impartire una educazione rigorosa e severa al ragazzino.
Fra gioco ed equivoci Hide mette in atto il suo piano verso il quale  Densuke mostra subito l'entusiasmo di chi e alla prese con una avventura rischiosa e poco importa che le regole trasmesse all'uomo da un vecchio galeotto in carcere su come fare soldi facilmente grazie ad un rapimento vengano ben presto ignorate.
I due fuggiaschi, braccati da yakuza e polizia, scopriranno un legame che accomuna le loro vite: da un lato il mancato padre, dall'altro un ragazzino cui manca la figura paterna; tema non particolarmente originale, vero, ma che si srotola con leggerezza in tutta la storia.
Finale un po' scontato, come altre situazioni a dire il vero, in cui però il messaggio raggiunge il bersaglio.
Commedia brillante con spunti on the road, in cui c'è spazio per il melò, per l'ironia e il sarcasmo ( le scene con la gang al completo strappano risate), in cui si riflette sulle figure di un padre mancato, di un padre fallito e di un ragazzino che ancora ha sulla vita lo sguardo innocente e disincantato dell'infanzia.
Sakaki sa ben miscelare tutte queste componenti, senza che il racconto appaia mai sbilanciato ed il risultato è un film divertente , costruito con intelligenza, formalmente bello ed ottimamente recitato soprattutto dal ragazzino esordiente Roi Hayashi, quasi stupefacente nella sua spontaneità; Takahashi Katsunori è bravo nel sapere passare dal personaggio grottesco a quello intimamente deluso dalla vita; infine da segnalare l'eccellente prova di Sho Aikawa, ormai storicamente legato ai ruoli di yakuza (comici e drammatici) nella parte del padre di Densuke.

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