martedì 19 aprile 2011

Cape No 7 ( Wei Te-sheng , 2008 )

Giudizio: 6/10
Storia di musica e amore


L'opera prima del regista taiwanese Wei Te-shang è stata un clamoroso e sorprendente successo di botteghino che ha portato il film a pareggiare gli incassi di giganti quali Titanic, ed il motivo di tale risultato è facilmente spiegabile: un lavoro semplice, metà commedia sentimentale e metà commedia brillante, qualche idolo dei giovani come possono essere due cantanti pop tra i protagonisti, qualche bella fanciulla, magari in bikini, che non guasta mai all'occhio, una storia d'amore che inizia travagliata ma finisce in gloria e in sottofondo, un'altra storia sentimentale drammatica e dolorosa che c'entra poco con la trama principale , ma che da quel senso di storico-nostalgico sempre utile alla bisogna.
Ma quello che maggiormente ha fatto sì che il film , oltre all'enorme successo di incassi, abbia avuto anche una buona critica, è una storia in cui tutti gli elementi citati si trovano in perfetto equilibrio, senza deviazioni pericolose verso un registro piuttosto che un altro.

Wei è ben cosciente, e di conseguenza fermo sulla regia , che il suo è uno di quei film che ha nella godibilità estesa a tutti il suo pregio e quindi evita accuratamente derive melodrammatiche , o peggio, storico-sociali, pur immettendo nella narrazione qualche spunto soprattutto rivolto allo status di Taiwan, ex colonia giapponese, ora stato sovrano, separato dalla sua atavica origine cinese, e popolato da svariate etnie.
La storia d'amore che si narra è quella di Aga, rocker deluso dal mancato successo che sfascia la chitarra e se ne va da Taipei per fare ritorno alla natia città e Tomoko, giovane giapponese che si trova nella medesima città per organizzare un concerto sulla spiaggia di un famoso cantante pop nipponico.
Aga trova lavoro come postino, attività che svolge con molta poca applicazione: la sua attenzione viene attratta da un pacchetto inviato ad un indirizzo sconosciuto che lui apre e che contiene delle lettere inviate dal Giappone che sono il racconto di una tormentata storia d'amore avvenuta sessanta anni prima , sul finire della seconda guerra mondiale.
Quando le autorità impongono la presenza accanto alla star giappoonese anche di una band locale, Aga e altri strambi e improbabili personaggi mettono su una band che dovrà esibirsi sullo stesso palco.
Finale a suon di musica e di sentimentalismo, colorato di sano ottimismo, visto che anche il pacchetto contenente le lettere trova finalmente casa.
Come detto l'equilibrio fra i vari generi è l'elemento che permette al film di essere godibile, nella sua semplicità e i momenti da pura commedia brillante fanno spesso sorridere, soprattutto grazie ad un paio di personaggi (il vecchio Mao, il presidente del consiglio municipale) molto azzeccati, lo sguardo sulla Taiwan che ancora sente il suo cordone ombelicale col Giappone è accennato con discrezione e garbatamente, la storia d'amore della sottotrama, tutta raccontata attraverso la lettura delle lettere, spesso appare un po' forzata, ma costituisce il contraltare drammatico al tono da commedia che predomina percorsa da una colonna sonora che strizza l'occhio al pop e al rock.
Non sarà film che riscriverà la storia del cinema, ma la sua visione è piacevole, dichiarandosi subito come lavoro di intrattenimento e popolare.

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