giovedì 28 aprile 2011

Gelatin silver, love ( Kazumi Kurigami , 2009 )

Giudizio: 4.5/10
Uova sode e parrucche

All'età di 73 anni, il celeberrimo fotografo giapponese Kazumi Kurigami, imbraccia la macchian da presa e si cimenta nella sua opera prima cinematografica che dimostra in maniera inequivocabile come non è assolutamente scontato che un grande manipolatore di immagini riesca necessariamente a costruire un bel film , che come sappiamo è sì arte visiva ma non solo; qualcuno diceva :"se hai una buona storia da raccontare farai un bel film", qui il regista ritiene invece che la storia ( e tutto ciò che ne dervia) sia un optional, ritenendo utile alla buona riuscita la sola forza delle immagini.
Ecco quindi che un fotografo rinchiuso in una stamberga umida e dai muri scrostati, spione prezzolato e voyeur per necessità e una donna che abita dall'altra parte della strada, che ammazza e mangia uova sode con estrema lascivia, diventano i due poli intorno ai quali si dovrebbe svolgere un racconto che è , di fatto, solo pretesto per una carrellata lunga quasi novanta minuti di fotografie in movimento (belle naturalmente) con maniacale attenzione al particolare.

La scelta è talmente radicale che Kurigami annienta quasi completamente i dialoghi (la prima parola viene proferita dopo più di venti minuti), scarnifica la trama fino a renderla inesistente, concentrandosi totalmente sulla costruzione dell'immagine che fagocita tutto, prendendosi come unica licenza un solo dialogo degno di tal nome in cui si enuncia la filosofia di vita del fotografo , ricorrendo, a dire il vero, a banalità e ovvietà.
Sarebbe ingiusto non riconoscere un certo fascino alla pellicola, proprio perchè laddove il regista gioca con i particolari e con le angolature vengono fuori immagini belle, però quello che rimane alla fine è la sensazione di avere assistito ad un film promozionale su uno studio fotografico piuttosto che a un noir , come viene classificato comunemente il lavoro.
Unico elemento degno di nota l'interpretazione di Rie Miyazawa, magnetica al punto giusto non solo nelle sue parrucche, ma soprattutto quando addenta con delicatezza l'uovo sodo, che risulta , alla fine, essere il vero protagonista del film.

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