martedì 26 aprile 2011

Kill me please ( Olias Barco , 2010 )

Giudizio: 4.5/10
Suicidio in bianco e nero, anzi in grigio


Nel castello immerso nel bosco innevato c'è la clinica del Dottor Kruger specializzata in offerte di suicidi: frammenti di una umanità la più disparata si rivolgono al medico per porre fine alla loro esistenza in maniera indolore e assistita; il medico , forte della sovvenzione statale, ha come compito primaro il dissuadere dapprima i morituri (impresa che non riesce praticamente mai), e, qualora il suo sforzo risulti vano, di accompaganrli alla morte con una bevanda lattescente a base di barbiturici.
Messa in questi termini , l'idea cinematografica non solo appare geniale ma ricca di possibili sviluppi interessanti; purtroppo non sempre da un lampo di genio scaturisce sul grande schermo un racconto che soddisfi; è il caso di Kill me please, vincitore al Festival di Roma , che a conti fatti risulta deludente e privo della seppur minima traccia di risultato strabiliante come le premesse potrebbero far sperare.

Colpa di una sceneggiatura troppo frammentata, che lascia poco spazio ai personaggi se non per renderli , spesso e volentieri , delle macchiette da cabaret di secondo ordine, tralasciando invece quell'aspetto di studio antroplogico solo appenna acccennato qui e là in alcuni dialoghi che costituiscono , insieme agli ambienti e al bianco e nero livido, i rari momenti positivi del film, che per il resto si dibatte troppo tra commedia nera e sarcastica e dramma con momenti anche disturbanti scatenati da schegge di follia che sembrano richiamare atmosfere da Peckinpah o da fratelli Coen senza averne prò la stessa forza.
Pellicola quindi da inserire nel vasto mare magnum del genere "occasione persa", sarebbe bastata una scrittura meno ondivaga e confusa per poter fare di questo lavoro un momento cinematografico valido: quello che rimane invece è un lavoro che troppo spesso induce alla noia e che smarrisce ben presto il suo filo narrativo.



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