giovedì 7 aprile 2011

Overheard ( Alan Mak , Felix Chong , 2009 )

Giudizio: 7/10
Crime-story tra borsa e grattacieli


La premiata coppia Mak-Chong, nota e apprezzata soprattutto per la trilogia di Infernal Affairs, propone un lavoro per il quale ha ottenuto l'Award HKese per la miglior regia, fedele al loro credo cinematografico: laddove c'erano poliziotti e triadi, qui c'è l'alta finanza senza scrupoli, mare agitato solcato da squali famelici disposti a tutto.
E' proprio in questo ambiente che si svolgono le indagini  della sezione per i crimini commerciali della polizia di Hong Kong, incaricata di tenere sotto controllo una importante azienda finanziaria.
L'ambientazione e il clima della storia lo si capisce subito , dall'avvio , tra vicoli lerci abitati da topi e grattacieli di cristallo in cui il team specializzato si introduce per piazzare cimici e telecamere nascoste.
Nella prima parte la narrazione si incentra sui vari protagonisti di cui vengono tracciati i profili personali, le loro storie private e i rapporti interpersonali, lasciando solo in sottofondo la trama portante della vicenda.

Con una simile e lunga introduzione non è difficile immaginare come la storia si ingarbugli allorquando i tre , amici e colleghi di vecchissima data, intravedono la possibilità di poter far fruttare alcune informazioni carpite elettronicamente a proprio vantaggio, non intuendo che quello che sembra un banale gioco borsistico sta diventando una pericolosissima intromissione in giochi sporchi.
Anche nei poliziotti si annida quindi la propensione al lato oscuro, seppur mascherata dietro nobili e dolorosi propositi, e ciò porterà ad uno sviluppo intricato e sottile della narrazione con una parte finale in cui si affaccia lo stile classico dell'action movie.
Rivolgere lo sguardo verso i colletti bianchi  e le oscure trame  finanziarie regala al film una solidità ed un inteccio di trama corposo, mantendo comunque sempre quella visione tipica, fatalista e drammatica cui il cinema di Hong Kong ci ha abituato da decenni.
Il duo alla regia sa costruire una storia complessa, con ritmo compassato e insinuante in cui ben presto si capisce che sotto la superficie appena increspata cova l'esplosione; la caratterizzazione dei personaggi  diventa funzionale al groviglio della trama, i turbamenti personali motore delle vicende, ed il risultato è un film che offre momenti di tensione , piccoli flash di melò e un realismo come sempre molto crudo e feroce (la scena dell'ospedale ad esempio).
Una bella crime -story dunque, ben diretta che attrae lo spettatore con immagini ammalianti  in una matassa narrativa complessa, dove le numerose , e spesso superflue, sottotracce tendono a spostare l'attenzione dal nucleo centrale del racconto.
Buon contributo al lavoro lo danno Louis Koo , Daniel Wu e soprattutto Lau Ching-wan nelle vesti dei tre agenti incaricati della sorveglianza dell'azienda.

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