martedì 12 aprile 2011

The warlords ( Peter Chan , 2007 )

Giudizio: 7/10
La fratellanza sotto i colpi del destino


E' un kolossal storico ipertrofico questo The warlords di Peter Chan, ispiratosi al bellissimo Blood brothers di Chang Cheh, ambientato nel periodo del tramonto della dinastia Qing, in cui la ferocia delle guerre era scandita dalla sete di potere e dai tradimenti.
Pang Qing-yun , generale imperiale, è l'uinco sopravvissuto del massacro in battaglia dei suoi uomini traditi dagli alleati; sulla sua strada segnata dalla disperazione incontra una masnada di banditi guidati da Zhao Er-hu e da Jiang Wu-yang: un patto siglato col sangue unisce i tre in un connubio di fratellanza che li porta a combattere in nome della giustizia calpestata contro intrighi di potere in nome di una rivincita.
La disfatta del loro progetto , proprio quando sembrano essere diventati invincibili, sta sì negli intrighi sporchi del potere imperiale e dei suoi cicisbei, ma soprattutto in una esplosione interna causata dal volto triste ed enigmatico di Lian, la donna di Er-hu, combattuta tra la sua fedeltà e la speranza di un futuro tranquillo.

La prima parte del film vive essenzialmente sul racconto di innumerevoli battaglie cruentissime in cui il realismo va spesso fuori giri e sulla descrizione dei tre "fratelli di sangue"; nella seconda lo sviluppo narrativo si adagia maggiormente sull'intrigo e sulla trama più articolata, in cui i personaggi mostrano molto più spesso il lato profondamente umano piuttosto che quello da condottieri in un contesto in cui sembra affiacciarsi spesso un messaggio antimilitarista, soprattutto laddove si descrive la follia e la crudeltà della guerra.
Peter Chan usa (e a volte abusa) un gran messe di effetti scenografici roboanti costruendo sempre ambientazioni molto forti che però rimangono quasi sempre funzionali alla storia senza apparire troppo eccessive e da questo punto di vista riesce ad unire in maniera degna la costruzione da kolossal con la forza della narrazione.
Vero che la tematica di fondo della fratellanza messa a dura prova dagli eventi del fato non presenta certo i crismi della originalità, ma l'avere inserito degli aspetti propri della debolezza umana rende ancora più tangibile quella ineluttabilità che deriva dalle scelte del destino cui è impossibile sottrarsi; ecco quindi che accanto ad una innegabile epicità di fondo, il film mostra spesso l'altra sua faccia che è quella dell'uomo sprofondato con la faccia nella polvere  o in una pozza d'acqua.
Se Andy Lau nel ruolo di Er-hu offre la solita eccelente prova, Jet Li in quella di Pang, personaggio che unisce spietatezza e dolore, risulta una bella sorpresa, e non solo nei momenti in cui c'è da menare le mani, ma anche in quelli in cui il suo ruolo di stratega e uomo di potere contrasta fortemente con i suoi sentimenti; poco convincente invece Takeshi Kaneshiro nel ruolo di Wu-yang,faccia troppo pulita e soprattutto troppo simile a se stessa, qualunque cosa gli accada intorno.

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