giovedì 5 maggio 2011

Little big soldier ( Ding Sheng , 2010 )

Giudizio: 8.5/10
Jackie Chan , l'istrione

E' quasi tutto targato Jackie Chan questo lavoro che vede alla regia Ding Sheng: il grande artefice di tanti film sulle arti marziali non solo lo produce, ma scrive il soggetto e si incarica personalmente delle coreografie nelle scene d'azione ed il suo immenso spirito istrionico emerge tutto da quello che va considerato senz'altro come uno dei più bei film dell'ultimo anno; c'è tutto il credo e il background di Chan in questa pellicola: l'azione , il sentimento, l'ironia che sfiora la farsa, quella venatura di melò che tinge il finale; insomma, ben lungi dal ritirarsi dietro le quinte nonostante l'età che avanza, Jackie Chan dimostra a tutti , e questa ne è una ulteriore prova, la sua bravura anche come attore, oltre che come artista marziale.
Il film ,ambientato nel terzo secolo avanti Cristo , all'epoca delle sanguinossisime guerre tra i vari stati antecedenti alla unificazione della Cina sotto un unico impero, assurge a metafora chiara e a tratti divertente e divertita , sugli orrori della guerra, sulle lotte di potere così distanti ed incomprensibili alla gente comune cui si contrappone la forza della semplicità e dell'amicizia.

Al termine di una battaglia cruentissima restano in vita solo un soldato Liang (Chan appunto) e un generale Wei: sul campo di battaglia disseminato di cadaveri il soldato , grazie alla sua ingegnosa trovata con la quale si finge morto trafitto da una freccia, e il generale si ritrovano uno di fronte all'altro: la maggiore prontezza di spirito e di inventiva che non manca certamente al soldato fa sì che il generale cada prigioniero nelle sue mani, con la speranza che una volta a casa quel trofeo gli consenta finalmente di potersi dedicare alla coltivazione dei campi, suo unico desiderio.
La strana coppia dovrà sfuggire a trappole e imboscate, inscenare fughe perchè man mano che le vicende procedono ognuno diventa indispensabile all'altro.
Dietro le avventure dei due si dipana l'atmosfera orrida della guerra , dei tradimenti, delle trame che sconvolgono persino i legami fraterni e contestualmente si crea invece l'unione tra i due protagonisti, così diversamente disposti di fronte ai valori della vita, molto ben fotografata nel finale in cui alla ingenua e bonaria scelta del soldato risponde la atroce legge della guerra.
Il film si dipana tra momenti di quasi puro divertimento in cui Chan da il meglio di sè nelle sue strambe tattiche di battaglia (una su tutti: grandissima precisione nelle sassate) che espoldono improvvisi nel corso della narrazione (memorabile la scena del bufalo) a riflessioni sul senso della guerra e della vita (continuo il riferimento al fatto di essere ancora vivi), alla forza dei legami famigliari, all'amicizia costruita nella lotta per sopravvivere, ma soprattutto il film emana quel bellissimo senso di libertà espressiva in cui si ride e ci si commuove da una fotogramma ad un altro.
La grandissima prova di Chan nel ruolo del bonario soldato che si trova ad affrontare momenti che non gli appartengono nonostante l'amore per il suo paese è rafforzata da quella valida di Leehom Wang nel ruolo del generale, molto più intrappolato nelle logiche della lotta per il potere.
Un bel film in cui azione, avventura, commedia e dramma si mescolano con sapienza e in cui trova spazio la bravura, la fantasia e l'espressività di un uomo di Cinema come Jackie Chan che promette di regalarci ancora tante mozioni per lunghi anni ancora.

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