venerdì 6 maggio 2011

The lost bladesman ( Alan Mak , Felix Chong , 2011 )

Giudizio: 7.5/10
Politica, potere e fedeltà


Ancora un'incursione nel Cinema mainlander da parte di cineasti HKesi: stavolta sono Alan Mak e Felix Chong , autori di numerosi polizieschi provenienti dall'ex colonia britannica; il grande potere economico e la tendenza sempre più spinta a produrre kolossal a tema storico attrae sempre più i registi di Hong Kong, finalmente alle prese con budget sostanziosi, e poco importa se, nel caso di The lost bladesman, si tratta dell'ennesima rilettura del celeberrimo Romanzo dei tre Regni, fonte ispirativa anche per il grande John Woo nell'ultimo suo lavoro, periodo epico cui spesso si fa riferimento nei film storici, proprio perchè nasconde al suo interno una metafora della Cina moderna e perchè racconta pagine quasi mitologiche cui il nazionalismo cinese, e le autorità ancor di più, sono particolarmente sensibili.
In questo lavoro, che ha avuto la premiere europea al FEFF nel giorno dell'inaugurazione,si racconta la storia di Guan Yun , personaggio tra lo storico e il leggendario, combattuto tra la fedeltà verso il suo signore Liu Bei e le lusinghe politiche del generale Cao Cao , vero tenutario del potere, rformalmente in mano ad un sovrano giovane ed inetto.

All'interno delle trame politiche, delle congiure, dei doppi giochi  e delle lotte di potere è sviluppata anche la storia sentimentale che lega Guan Yun a Qui Lan, concubina di Liu Bei, e che fa traballare la devota fedeltà dell'impavido guerriero.
Se molte situazioni, e anche molti personaggi, sanno di già visto, è indubbio che il lavoro di Mak e Chong ha la sua ragion d'essere comunque, sia per il misurato impianto da kolossal che per le riflessioni sul potere e sulla politica, condite da neppure troppo nascosti riferimenti a situazioni della storia contemporanea (i signori della guerra che coltivano i campi insieme ai contadini sembra una pantomima maoista spostata qualche decina di secoli indietro), e per la contrapposizione tra la fedeltà , l'onore e lo spirito umanitario da un lato,i macchiavellismi e la brama di potere dall'altro.
Alcuni momenti del film rifulgono di scene dal respiro amplissimo (la battaglia intorno alla città assdiata), spesso mostrano combattimenti in perfetto stile wuxia in cui abilità e coraggio padroneggiano sotto il sapiente controllo di Donnie Yen (formidabile il combattimento nel lungo budello di muro), coreografo oltre che attore protagonista, frequentemente ripiegano su momenti intimistici in cui si riflette e si filosofeggia (forse anche troppo) sulla guerra , sulla pace e sul senso della vita.
Qualche difetto qua e là sovente emerge, soprattutto quando l'azione lascia il passo alla parola, ma nel complesso il film è buono e sa regalare, soprattutto a livello visivo, momenti pregevoli.
Oltre a Donnie Yen, bravissimo nel ruolo del leggendario Guan Yun, altra presenza straordinaria è quella di Jiang Wen che impersonifica alla perfezione Cao Cao, forse il personaggio più incisivo e meglio riuscito di tutto il film.

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