venerdì 10 giugno 2011

The convert ( Yasmin Ahmad , 2008 )

Giudizio: 7/10
La forza del perdono

The convert, conosciuto anche col titolo originale Muallaf, è il penultimo lavoro della regista malese Yasmin Ahmad, uscito giusto un anno prima della prematura scomparsa della regista.
Esponente di punta del cinema malese del terzo millennio, Yasmin Ahmed è regista dalla grande sensibilità e dalla preziosa e rara capacità di raccontare storie ,anche a sottofondo drammatico quale questa ,con una soavità e una semplicità stupefacenti.
E' la storia drammatica e tenera di due ragazze Rohani e Rohana , maltrattate e vessate dal padre ubriacone che trovano nella religione musulmana, trasmessa dalla madre fuggita dalla brutalità dell'uomo, il conforto che manca loro nella vita materiale.
Lungi dall'essere una apologia dell'Islam , come qualche buontempone ha tentato di far credere,  la storia si dipana sul rapporto tra le sorelle e il padre che tenta di riportarle a casa e tra le ragazze ed un vicino di casa, anch'esso in fuga da una famiglia opprimente, cattolico per forza e non per scelta che dalla religione ha più subito che ricevuto.

Le due protagoniste , diverse ma unitissime, si muovono in ambienti che non sembrano cogliere la loro sensibilità: Rohana , la più giovane frequenta una scuola in cui spesso è preda delle angherie degli insegnanti, solo per la sua ossessiva citazione dei versi del Corano (espressi solo attraverso i riferimenti numerici dei versetti), Rohani , ventenne, lavora in un pub di notte per poter fuggire dagli scagnozzi del padre, contravvenendo alle regole islamiche.
Il rapporto col giovane vicino diviene di necessità più stretto, le idee religiose vengono a confronto non scatenando guerre ma semplicemente offrendo vie d'uscita ai problemi personali, la riflessione sulla teologia viene presentata in una forma pregna di assoluta laicità e in tutta la narrazione domina un senso di leggerezza e di spiritualità anche laddove le tematiche si tingono di dramma.
Un film di buoni propositi, di ottimismo e ricco di umanità vera anche quando i gesti provengono da persone che possono apparire materialiste e abiette (vedi la collega di lavoro di Rohani ) ,dal quale emerge forte l'importanza del perdono e della riconciliazione, anche attraverso la religione.
Come detto il pregio più notevole di un film che appare piccolo e pacato, sta proprio nella freschezza della narrazione, nel saper offrire un flusso di emotività che va raccolto a piene mani, anche dove sembra volersi immergere in dispute teologiche ( si citano Sant'Agostino, la Bibbia, il Corano); raccolto e goduto per quello che è, una riflessione sulla vita e sul valore pedagogico e formativo della fede narrata sommessamente , con grande chiarezza, senza dover far ricorso a tortuosità autoriali.

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