venerdì 17 giugno 2011

Getting home ( Zhang Yang , 2007 )

Giudizio: 8.5/10
On the road col morto

Due anni dopo la bellissima epopea di Sunflower, Zhang Yang, conquista nuovamente la critica occidentale con Getting home, premiato a Berlino e apprezzato in svariati altri festival.
Il regista cinese stavolta racconta una storia che mescola mirabilmente commedia, humor nero e dramma , tenuti insieme da una linearità narrativa e da una soavità che affascinano.
La vicenda prende spunto da un vecchio proverbio cinese (che è pure il titolo originale del film) che ammonisce come "una foglia caduta ritorna sempre alla sua radice"; seguendo questi dettami Zhao si carica sulle spalle il suo amico Liu, morto lontano da casa, per riportarlo nella terra natia.
Il viaggio , tra episodi che strappano spesso il sorriso e riflessioni esistenziali, da corpo ad un un film on the road sui generis, attraverso il quale Zhao ha modo di  conoscere altre storie di umanità e di incontrare personaggi tra i più svariati.


L'epilogo in una ambientazione che sembra rimandare a Still life, lascia qualcosa in sospeso che può giustificare molteplici interpretazioni.
Mettendo al centro della narrazione la figura di Zhao, splendidamente tratteggiata (e ottimamente interpretata da Zhao Benshan) che emana da subito una carica di simpatia umana debordante, il regista va dritto al nocciolo della questione: l'amicizia e la lealtà nel mantenere la promessa, la tradizione che vuole che un morto riposi nella propria terra, pena il suo trasfigurarsi in un fantasma errante, una umanità divisa tra egoismo e indifferenza da un lato e solidarietà e altruismo dall'altra, qualche vago ma ben chiaro accenno alla trasformazione del paese sotto la spinta del nuovo corso economico, i flussi migratori interni rincorrendo un lavoro.

Ne risulta un film che oltre alla bella figura del protagonista è permeato da una attenta descrizione dei rapporti umani, giocato spesso sui toni da commedia brillante che regalano momenti divertenti (la scena della rapina sull'autobus, alcuni personaggi minori), battute condite da un umorismo nero tagliente ( "meno male che non ti sei fatto nulla, un altro sarebbe morto" rivolta dal protagonista all'amico morto), attimi in cui sale una certa commozione (il finale, il ritorno nella terra natia), tenuti assieme da un sapiente equilibrio e da una regia che sembra occulta tanto liberamente lascia scorrere il racconto, nonostante qualche impercettibile sbandata nell'enfatizzare un certo paesaggismo che se dona molto visivamente, d'altro canto può lasciare intuire un tentativo di stilizzazione.
Il film però è molto bello, colpisce nella sua genuinità, diverte con intelligenza e lascia riflettere su alcuni aspetti della esistenza umana, motivo per cui, nonostante il regista sia uno di quelli che pubblico e critica festivaliera adorano aprioristicamente, appaio più che motivati i numerosi riconoscimenti ricevuti in giro per il mondo.

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