lunedì 18 luglio 2011

Chinese odyssey 2002 ( Jeffrey Lau , 2002 )

Giudizio: 8/10
L'amore trionfa sempre

La nuova Odissea  cinese di Jeff Lau esce 8 anni dopo la saga in due capitoli che a tutt'oggi rimane uno dei momenti più alti del cinema HKese , non avendo alcun legame con essa, a parte qualche citazione inevitabile.
Il film ebbe svariate nomination all' Award HKese rimanendo però a secco di premi, ricevendo invece quello che forse è il più ambito e cioè quello della Società dei critici, il tutto a dimostrazione di un lavoro che ha lasciato prepotentemente il segno a conferma della grandezza del regista.
Storia insolitamente più lineare del solito : un bulletto di paese dal soprannome evocativo (Bully the kid), la sorella (Phoenix), proprietaria di un ristorante in una città di provincia, un imperatore (Zheng De, epoca Ming, noto per la sua passione per i viaggi in lungo e in largo per la Cina) e sua sorella (la principessa Wushuang) entrambi smaniosi di fuggire dalla formalissima etichetta di corte per immergersi nel mondo dei comuni mortali ed entrambi appassionati di arti marziali; la principessa , travestita da maschio, arriva nella cittadina degli altri due, Phoenix se ne innamora, il fratello fa il mediatore per combinare il matrimonio ma nel frattempo prova una strana attrazione per lui/lei , la corte manda i soldati a recuperare la ragazza cui in seguito si aggiunge l'Imperatore stesso pur di andarsene da Pechino, il quale incontra Phoenix e se ne innamora.

Da tale guazzabuglio si intuisce bene come il genio di Jeff Lau sappia tirare fuori momenti di assoluta grandezza, divertimento e ritmo, dialoghi gustosissimi che se non appaiono certo raffinati, non scadono mai nel cattivo gusto o nella volgarità, inserendo nella storia sprazzi di cinema popolare, di tradizioni, di (auto)citazioni; ma soprattutto si (e ci) diverte con una atmosfera che si intriga sempre di più man mano che la narrazione procede e le cose si ingarbugliano sempre di più, grazie al mescolamento tra le identità dei personaggi ed infine offre alcuni momenti assolutamente esilaranti come uno strano prototipo antropomorfo di autovelox, oppure l'estrinsecazione del genio creativo dell'imperatore che gironzola con i capelli alla Jimmy Hendrix , le scarpe con la zeppa variopinta, disegna abiti e scarpe fatte con ossa di pollo.
Anche le venature romantiche e melò che si insinuano nel film sono assolutamente geniali, facendo ricorso addirittura ad una sorta di deus ex machina , donna vestita da uomo, tanto per cambiare, dal nome programmatico di Amour Amour, transfert cinese del Cupido di occidentale tradizione che ferisce con rami di pesco invece che con le frecce.
Insomma anche questo lavoro va ad aggiungersi alle altre grandi prove di Jeff Lau, elevandolo a prototipo di quel cinema popolare di Hong Kong che sa esprimere con molta efficacia il gusto per la commedia e per le tradizioni.
Parata di stelle tutte in grande forma: Vicky Zhao, sempre bella e convincente, Faye Wong (rispettivamente Phoenix e la principessa) , Athena Chu anche stavolta mezza divinità nei panni di Amour Amour, Chang Chen divertentissimo nei panni dell'imperatore e soprattutto un grande Tony Leung, macchietta del se stesso di Ashes of time, che mostra una grandissima capacità autoironica.

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