venerdì 1 luglio 2011

My own swordman ( Shang Jing , 2011 )

Giudizio: 7.5/10
Commedia con brio e ritmo

Lo stesso regista che aveva dato vita alla serie tv omonima, dirige questo lavoro, divertente e ben costruita commedia brillante con venature di arti marziali, una buona dose di follia e di non sense, ad un ritmo spesso travolgente e comunque sempre apprezzabile.
Il film sovente si configura come un vero divertissment, in cui la sfrenata anarchia narrativa da luogo a dialoghi serratissimi, sparati a velocità supersonica, momenti di divertimento un po' cialtrone, inserti animati e persino un paio di karaoke.
Tutto questo , nonostante possa sembrare un guazzabuglio infernale, unito alla carrellata di personaggi che sono il vero fulcro della pellicola, fa sì che il lavoro risulti invece costruito più che discretamente e che la visione risulti gradevole, consentendo a My own swordman di inserirsi di diritto in quella fascia di film che , nell'odierna cinematografia cinese, stanno a a metà strada tra il kolossal epico in costume e d il cinema puramente d'autore.

La storia ruota intorno al Tong Fu Inn, locanda di una cittadina, gestito con polso e avidità dalla padrona Tong Xiang Yu  affiancata da una serie di personaggi che la aiutano nella gestione del locale.
Quando in città arriva un funzionario statale che per poco non ci lascia subito le penne, una serie di avvenimenti, tra il serio ed il faceto, tra il comico ed il tragico, si susseguono non facendo mancare nulla rispetto ai canoni del genere: boutade, equivoci, intrighi e cospirazioni si alternano con l'immancabile presenza del killer cattivo vestito di nero che torce i colli come se avesse sotto le mani una gallina.
Salvare la locanda diventa l'imperativo per la padrona e i suoi collaboratori, invischiati in una lotta che affonda le sue motivazioni anche nel passato.
Il regista Shang Jing è stato lo sceneggiatore di Zhang Yimou nel remake di Blood simple dei fratelli Coen e lo si nota subito: stesso tentativo di ricreare le medesime ambientazioni pur avendo questo lavoro sicuramente meno pretese rispetto a quelle del Maestro; certamente però riesce nell'intento di presentare un lavoro che fa del ritmo e della frenesia , anche visiva, il suo migliore aspetto, alterna i toni di commedia brillante che prevalgono nella pellicola a momenti romantici e drammatici, si avventura in ambientazioni wuxia con il consueto corredo di salti e voli sui tetti, presenta dei personaggi che tutti , a modo loro, risultano efficaci e convincenti  e infine sembra anche voler accennare , seppur nascoste nelle pieghe dello iatus temporale, a situazioni economiche della Cina moderna.
Tra i vari attori merita un cenno particolare Yan Ni nel ruolo della padrona della locanda, anche lei vista nel lavoro citato di Zhang Yimou,  bravissima nel suo ruolo di avida sotto cui però si nasconde un cuore pulsante.

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