lunedì 22 agosto 2011

Map of the sounds of Tokyo (Isabel Coixet , 2009 )

Giudizio: 4.5/10
I suoni di Tokyo, il risucchio degli spaghetti e Rinko Kikuchi nuda

Il modo con il quale gli europei ( e gli occidentali in genere) guardano all'oriente è una delle tematiche che di tanto in tanto si affacciano nel panorama cinematografico mondiale e il lavoro della regista catalana Isabel Coixet vorrebbe essere un ulteriore esempio del genere.
Se è vero che la regista dimostra di conoscere molto bene il Giappone e Tokyo in particolare è altrettanto innegabile che ben presto l'operazione si riduce ad una assortita carrellata di immagini patinate, molto ben costruite di una città spesso notturna e algida.
La storia , va detto subito, non regge, ricorrendo troppo spesso a stereotipi troppo abusati e tralasciando invece quelle premesse che nei primi minuti del film lascerebbero assaporare ben altro.
Ryu è una giovane solitaria e silenziosa che lavora al mercato del pesce e arrotonda lo stipendio trasformandosi in killer prezzolata, l'unica persona con la quale stabilisce un contatto è un tecnico del suono che passa il tempo a registrare i rumori della città e dei suoi abitanti, compreso il risucchio degli spaghetti che produce Ryu.
L'uomo funge per tutto il film da esasperante voce narrante, spesso sussurrata , che racconta della ragazza e che filosofeggia in maniera un po' troppo ovvia.
Ryu viene assoldata per uccidere uno spagnolo che gestisce una enoteca, la cui fidanzata muore suicida, scatenando le ire del padre, importante uomo d'affari, che delega il suo braccio destro affinchè anche David lo spagnolo muoia in quanto ritenuto responsabile dell'infelicità della ragazza suicida.
Ovviamente al momento di mettere in atto l'omicidio su commissione Ryu, non si capisce bene perchè, prova una irrefernabile attrazione per l'uomo , il quale da parte sua non fa altro che parlarle della fidanzata morta, portarsela in un grottesco hotel, copulare e dirle che quando lo fa pensa alla morta.
I due, quasi un Ultimo tango a Parigi in salsa nipponica continuano ad incontrarsi , sempre nello squallido hotel che vorrebbe, guarda un po' , richiamare la romantica Parigi grazie al nome delle stanze che rimandano a luoghi famosi della Ville Lumiere.
La voce narrante continua imperterrita a raccontare, i due si danno al sesso, il mandante si incavola e...
A parte la scena iniziale, ben costruita e che lascia sperare in uno svolgimento valido, supportata dalla comparsa della ombrosa Ryu sulla scena, il lavoro della Coixet si regge solo sulle già citate immagini ben costruite di Tokyo in quanto ben presto si perde in un guazzabuglio inconcludente tra voce narrante, due amanti che non si capisce cosa provino uno per l'altra , un padre corroso dal dolore per la morte della figlia; gli unici momenti validi si hanno quando sembra affiorare un contrasto culturale e di usanze tra europei e giapponesi e nonostante un finale scontato ma ben raccontato il resto del film scivola via tra noia e , a volte, fastidio.
Anche le generose scene di sesso nella surreale camera Places Des Vosges, lungi dallo scandalizzare, strappano sbadigli e tutto appare talmente slegato da non riuscire a comprendere quasi nulla dei protagonisti (voce narrante del fonico-voyeur compreso).
Se ci si accontenta dell'aspetto estetico e delle scene di nudo di Rinko Kikuchi (non certo di un Sergi Lopez tracagnotto e impacciato) il film può andare, se invece si cerca un seppur minimo significato, bisogna spremere molto le meningi per arrivare a credere che il lavoro della Coixet possa essere una versione drammatica del Lost in translation coppoliano , irto di malesseri esistenziali, di solitudini e di silenzi.
La Kikuchi svolge bene il suo ruolo silenzioso e tormentato ma non può bastare, a maggior ragione se il suo partner Sergi Lopez appare più simile ad un pesce fuor d'acqua che ad un focoso amante latino.

2 commenti:

  1. mi ispirava abbastanza, ma il tuo giudizio non lascia grandi speranze...

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  2. Mi sembra che la critica tutta non abbia accolto certo favorevolmente questo film: le uniche cose che possono (parzialmente) valere la visone sono certi scorci notturni da cartolina di Tokyo e una certa leganza delle immagni; un po' poco mi pare....

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