domenica 21 agosto 2011

Punished ( Law Wing-cheong , 2011 )

Giudizio: 7/10
Padri e figli e la vendetta

Assistente alla regia di lungo corso del grande Johnnie To, Law Wing-cheong dirge , sotto l'ala protettiva della Milkway del Maestro un classico film noir HKese che pur non raggiungendo livelli stellari , tenta di rilanciare il poliziesco di taglio classico avvalendosi di una storia che mescola azione (molto poca) a suspance (anche questa scarsa) che scaturiscono dalla immancabile ricerca dela vendetta.
La figlia di un potente quanto spietato e dittatoriale immobiliarista viene rapita e uccisa nonostante il padre paghi il riscatto, l'uomo delega allora al suo fidato guardaspalle il compito di consumare la vendetta.
Giocando in maniera intensiva coi flashback e incrociando piani temporali svariati gli eventi vengono svelati a ritroso, visto che il fatto che la ragazza sia morta lo si capisce subito, all'inizio del film.
Nei flashback scopriamo che la ragazza è partita per la tangente frequentando ambienti poco raccomandabili, ha un rapporto iperconflittuale col padre e con la sua nuova moglie, che il padre stesso sospetta che tutto sia una messa in scena della figlia  per  estorcergli soldi e che alla fine divorato dal dolore e dal rancore incarica il fido bodyguard di sporcarsi le mani mettendo in atto l'efferata vendetta.
Chiaro che di suspance ne circola veramente poca: tutto è già sotto gli occhi sin dall'inizio ed il piccolo colpo di scena finale sembra più un pretesto per mettere fine al percorso catartico del protagonista, nonostante ciò il gioco dei piani temporali che si sovrappongono e si intersecano riesce bene conferendo comunque al film una sua linearità.
Parallelo al percorso che ci porta a scoprire come sono avvenuti i fatti, assistiamo al racconto dei personaggi, ai loro tormenti di padri inadeguati, al crescere del disagio del protagonista per un legame con la vendetta che lo macera e lo logora ed infine alla ricerca quasi spasmodica di una redenzione che passa anche attraverso l'aspetto religioso.
Il procedere del film tra queste due sponde sembra a volte zoppicante non riuscendosi a comprendere quale strada voglia prendere, per cui la storia spesso scivola in un intimismo che sembra forzato e poco incisivo.
L'atmosfera cupa che permea il lavoro , nonostante le ambientazioni HKesi spesso raffinate e luminose, risulta probabilmente l'aspetto migliore e si colora di tinte plumbee col procedere del film, di pari passo a quella tematica tante volte affrontata dell'annientamento che porta la sete di vendetta.
Verrebbe quasi da pensare che in alcuni tratti sia proprio le difficoltà del rapporto padre-figli il filo conduttore del film, soprattutto quando Wong , il protagonista, e Chor , il suo fido scudiero, con un passato turbolento alle spalle e un difficile presente famigliare,si confrontano sul loro ruolo fallimentare di padri.
Un finale quasi metafisico che vuole essere catartico e chiusura del cerchio al contempo non basta a dissipare le ombre scure e drammatiche che percorrono in lungo e in largo Punished, lavoro in cui l'impronta del nume tutelare Johnnie To si affaccia solo in qualche raro momento.
Lo stampo classico del film, privo di eccessi e di iperealismo, ne rende la visione comunque consigliata, soprattutto per il forte richiamo a quel noir buio e tormentato in cui lealtà , tradimento e vendetta si rincorrono senza fine.
Interpretazione da manuale per Anthony Wong nel ruolo del ricco immobiliarista, capace con la sua versatilità di assecondare il tormento e la tragedia interiore del personaggio; molto azzeccata anche la scelta di Richie Ren nei panni del fido e leale Chor, altro personaggio che si porta sulle spalle il peso di una esistenza lacerata.

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