martedì 27 settembre 2011

Jiang Hu : The triad zone ( Dante Lam , 2000 )

Giudizio: 7/10
Il crepuscolo di un boss

Curioso mix di generi, Jiang Hu è lavoro che si inserisce pienamente nel solco del cinema HKese del terzo millennio, una traccia in cui convergono stili differenti e commistioni che tendono ad allargare i ristretti campi dell'action movie.
L'idea crepuscolare che serpeggia nel film non è per nulla male, e si impone come una azione distruttiva del mondo malavitoso di Hong Kong: Dante Lam, racconta la storia di un boss che, improvvisamente, pensando sia giunto il momento della fine, si guarda dentro e soprattutto guarda con un occhio diverso il mondo sotterraneo che lo circonda.
Jim infatti è uno dei boss delle triadi più importanti, spietato al punto giusto, circondato dal rispetto e dalla paura di tutti che però un bel giorno riceve la notizia da un poliziotto che qualcuno lo ucciderà nelle 24 ore seguenti.

Per il boss sarà una occasione per ripensare e scoprire cose che non aveva mai visto fino ad allora: l'amante, la moglie dall'apparenza dura ma che lo ama profondamente, la loro storia d'amore nata lontano da casa, la guardia del corpo che in punto di morte gli confessa una venerazione ed un amore segreto, il boss rivale malato di cancro, la vecchia guardia del corpo in galera da anni, il consigliere fidato che colleziona quadri di Picasso, la nascita di una nuova generazione di piccoli boss disposti a tutto contaminata in maniera indelebile dall'handover, la lealtà che sprofonda e persino il dio Kwan Wan Cheung, che onora con una statua enorme in casa, che gli si appalesa e lo salva nel nome della lealtà di cui è custode.
Clima da commedia mista ad action movie e a melò, il film offre indubbiamente dei bei momenti, diverte nella giusta maniera ed è ben costruito nelle immagini dal regista, sembra forse indugiare un po' troppo in alcuni momenti dando l'impressione di non sapere bene che via intraprendere, ma nel complesso l'opera , condita del giusto sarcasmo, con cui si fa beffa di certi luoghi comuni legati al mondo malavitoso, ha un ritmo accettabile e si appoggia in maniera totale sulla costruzione dei personaggi, soprattutto Jim e Sophie , la moglie, circondandoli di protagonisti secondari che tutti, più o meno, corrispondono ad un certo clichè del genere cinematografico.
Certo non abbiamo di fronte un lavoro in stile Johnnie To in cui la commedia e il poliziesco si fondono in una mirabile armonia, ma il lavoro di Dante Lam è comunque apprezzabile e , senza mai scendere nel volgare, offre dialoghi divertenti e situazioni che strappano il sorriso ( la scena in cui il boss annuncia la sua malattia mortale ) e offre una chiave di lettura sulla crisi di certi ambienti malavitosi travolti dagli eventi.
Coppia di attori fantastica per i ruoli di Jim e Sophie: Tony Leung Ka-fai carismatico e sulla via del tramonto in maniera eccellente e Sandra Ng, dura , nevrotica e con la consueta carica di simpatia; ma anche i ruoli di supporto son ben sostenuti: Roy Cheung nella parte del bodyguard ex calciatore e segretamente innamorato del suo boss e poi Eason Chan, Ann Hui in una piccola parte, Chapman To ed il grande Anthony Wong che mette in gioco molto di se stesso, con grande autoironia, nella parte del dio Kwan

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