giovedì 1 settembre 2011

Murder river ( Kim Dae-hyeon , 2010 )

Giudizio: 6.5/10
Emuli di Bong alla ribalta

Ispirandosi ad un fatto di cronaca realmente avvenuto, filtrato ovviamente da situazioni di fantasia, il racconto del film si snoda sull'arco temporale di circa venti anni, a partire dall'omicidio della giovane Myung-hee di cui sono innamorati due ragazzotti , Seung-ho e Dong-sik, proprio la sera in cui decidono di darle un appuntamento entrambi in modo da lasciare alla fanciulla la soluzione dell'intreccio.
Dell'omicidio viene accusato il problematico fratello di Dong-sik, il quale da parte sua sospetta dell'amico.
Nell'arco del ventennio assistiamo alla morte in carcere dell'accusato e della sorella di Dong-sik, come se quel primo omicidio abbia steso la sua lunga e inquietante ombra nel corso del tempo.

Tra mezzi colpi di scena, alcuni ovvi, altri piuttosto forzati, grazie a frequenti e brevi flashback, si giunge all'epilogo e alla soluzione del caso, senza soverchie sorprese lungo le rive di quel fiume che impone sempre la sua presenza nel corso del racconto.
Trama e sceneggiatura abbastanza fragile stentano a sostenere un thriller che offre poca suspance, cerca di ricreare quel clima da Memories of murders, che sembra essere diventato un po' il paradigma di certo cinema di genere coreano, senza naturalmente neppure sfiorare la grandezza del capolavoro di Bong ( esemplare che al momento rimane un prototipo inarrivabile), al punto che il regista si trova costretto ben presto a cercare di imbrogliare le carte , spesso deviando dalla retta via, con risultati non sempre convincenti.
Per il resto il film si abbevera abbondantemente alle consuete tematiche del disagio giovanile, agli atteggiamenti spregevoli di una polizia incapace e violenta, al tema dell'amicizia che si tramanda nel tempo  tra silenzi e sospetti, concedendo però ben poco a certi aspetti fondamentali nella cinematografia di genere.
Dove invece si lascia apprezzare è sull'ambientazione cupa, anche cromaticamente, sulla descrizione dei personaggi che appaiono ben delineati in tutto l'arco temporale in cui si svolge la storia e in quel consueto clima di dolorosa rassegnazione che di frequente accompagna i thriller di stampo coreano.
Nel complesso il film si lascia vedere , pur non segnando certamente la storia del Cinema: se solo avesse indirizzato la narrazione sui binari del thriller classico invece di correre dietro ad atmosfere evocative, probabilmente sarebbe risultato più apprezzabile e avrebbe evitato dei momenti in cui la noia ha fatto pericolosamente capolino.

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