sabato 24 settembre 2011

Return to the 36th Chamber ( Liu Chia-liang , 1980 )

Giudizio: 7.5/10
Il Kung fu delle impalcature

Considerato impropriamente il sequel di 36th Chamber of Shaolin, lavoro diretto dallo stesso regista tre anni prima,  Return to the 36th Chamber è in realtà un film molto diverso dall'illustre predecessore, in quanto si spoglia di quella drammaticità per rivolgersi maggiormente ad uno stile più leggero, brillante , con momenti che sembrano quasi anticipare la comicità surreale e anarchica di Jeff Lau.
Il racconto narra di un gruppo di lavoratori di una fabbrica di tessuti che vengono angheriati dal padrone, amico dei mancesi, che riduce loro lo stipendio e che si avvale di un gruppo di scagnozzi mancesi per terrorizzare e punire i lavoratori ribelli.
Questi da parte loro pensano bene di escogitare un imbroglio avvalendosi di Chu , fratello di uno dei lavoranti e imbroglione che vive di espedienti fingendosi monaco Shaolin.

Spacciandosi per l' abate del Tempio, con la complicità degli operai, riesce a strappare la promessa che il salario verrà ristabilito ma ovviamente verrà presto scoperto da Wong , il padrone della fabbrica, che risponderà alla presa in giro con una scarica di botte per tutti.
Chu, sotto il peso del rimorso, si reca quindi al Tempio Shaolin con l'intento di imparare le arti marziali e tornare a chiedere vendetta, ma siccome è un imbroglione nato anche qui cercherà di cavarsela con vari espedienti , fino a che l'abate,  non lo prenderà sotto la proporia protezione e lo invierà alla 36 Camera, quella in cui vengono insegnate la arti marziali ai non monaci.
A Chu sarà riservato, con suo sommo sdegno, il lavoro di costruire impalcature per il Tempio da cui però potrà spiare gli allenamenti e applicarli mentre lavora nella costruzione.
Dopo tre anni l'abate lo caccerà dal Tempio, certo che il giovane, suo malgrado , abbia pienamente imparato l'arte.
Tornato in città Chu, convinto di avere fallito , si scoprirà  quasi casualmente padrone delle tecniche del kung fu e potrà , in un combattimento finale, riportare la giustizia per i suoi amici lavoranti.
Return to the 36th Chamber non è film che abbonda di combattimenti e di azione, è semmai una brillante rivisitazione delle tecniche del kung fu e della filosofia che c'è alle spalle; la battuta più celebre del film " Che razza di kung fu è?  Kung fu da impalcature ! " è un chiaro esempio dello spirito che pervade il film di Liu Chia-liang: Chu che apprende l'arte senza aver neppure praticato un minuto di allenamento canonico, bensì con la sola osservazione e l'applicazione dei principi tecnici durante il lavoro di costruzione delle impalcature.
Naturalmente non manca la consueta vena nazionalistica e il disprezzo per i mancesi, ma tutto viene presentato con un tono molto più leggero, quasi irridente: nel film si ride e ci si diverte con le situazioni  comiche che si presentano e le stesse arti marziali son viste con uno sguardo meno severo, visto che anche durante i combattimenti vengono utilizzati oggetti assolutamente inconsueti (sgabelli, corde, stoffe etc ).
Senz'altro siamo di fronte ad un lavoro che non possiede le stigmate del capolavoro come fu per 36th Chamber of Shaolin , ma la rivisitazione in cui si insinua un atmosfera da commedia risulta piacevole.
Gordon Liu stavolta impersonifica l'imbroglione Chu, dando prova di grandi capacità tecniche e doti di brillantezza notevoli; nella consueta parte del cattivo amico dei mancesi troviamo Wang Lung-wei e, in quella dell'abate San Te, Chu Ching.

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