venerdì 9 settembre 2011

Villain and widow ( Son Jae-gon , 2010 )

Giudizio: 7/10
Commedia brillante...con moderazione

Ecco finalmente un lavoro che riconcilia con certo cinema coreano, troppo spesso percorso ultimamente da film deludenti: il regista Son Jae-gon dirge Villain and widow, opera cui non si riesce a trovare una collocazione esatta nel panorama cinematografico coreano, risultato di un intelligente cocktail di generi che vanno dalla black comedy all'action movie con in mezzo tematiche che spesso i registi coreani riescono ad esprimere solo attraverso lavori francamente drammatici.
Villain and widow ha il pregio di essere un film tutto sommato leggero ma che racconta con acuta intelligenza molto più di quanto possa apparire ad un primo impatto, spesso correndo dietro ad uno stile da commedia che sembra volere rimandare al miglior Woody Allen o a certa commedia americana che una volta si definiva "raffinata".

Chang-in è un trafficante di antiquariato che proprio quando sta per realizzare un colpo mettendo le mani su una preziosa tazza da tè di epoca Ming in possesso di una altro antiquario, viene arrestato e il compare muore cadendo da un terrazzo nel tentativo di fuggire.
Una volta libero Chang-in vuole assolutamente impossessarsi del prezioso oggetto che è nascosto nella casa del morto in cui vivono ora la giovane vedova e la figlia adolescente; per far ciò si introduce nella casa della donna che nel frattempo per far fronte alle difficoltà economiche ha deciso di affittare una stanza nella propria abitazione.
L'impresa che sembrava semplicissima, con il compratore già pronto a sborsare una grossa cifra, si rivela in realtà difficile, visto che Chang-in si trova ben presto invischiato nelle problematiche familiari della giovane vedova, depressa e mezza alcolizzata, e della figlia in piena crisi adolescenziale che rallentano non poco il suo disegno.
Nel frattempo il compratore, che tanto tenero non è, gli sguinzaglia alle calcagne i suoi scagnozzi, infastidito dal ritardo nella consegna del prezioso oggetto.
Per Chang-in non sarà facile dibattersi tra le beghe e le disperazioni famigliari, la ricerca affannosa dell'oggetto e le attenzioni dei tirapiedi del compratore.
Il film possiede un impianto da commedia in cui abbondano gli equivoci e le situazioni divertenti , alcune esilaranti (vedi la scena della cantina), ma nel contempo vuole raccontare attraverso i tre personaggi principali, uno spaccato di personalità tipiche della società coreana: e allora ecco apparire il lato cialtronesco di Chang-in che pur di raggiungere il suo scopo si improvvisa conoscitore e consolatore dell'animo umano, le inquitudini e il malessere di una giovane donna frustata nelle sue aspirazioni, la difficile convivenza tra genitori e figli, la condizione adolescenziale votata alla contrapposizione e all'autodistruzione, il tutto brillantemente tenuto assieme da dialoghi serrati e divertenti (soprattutto quelli tra madre e figlia, alcuni spassosissimi) e , aspetto forse meglio riuscito del film, una efficacissima costruzione dei personaggi, compresi quelli di contorno, con  i quali si entra subito in sintonia.
Persino il finale, un po' affrettato e consolatorio, ci restituisce i protagonisti così come li avevamo seguiti lungo tutto il corso della narrazione.
Un film bello quindi, scritto e diretto con intelligenza da Son che fa sorridere in maniera discreta , quasi sussurrata e che riesce a coniugare una certa profondità di intenti con una piacevolezza non facili da riscontrare.
Bravissimi i due attori principali che concorrono in modo decisivo alla buona riuscita del film : Han Seok-kyu nella parte del furfante e Kim Hye-soo nel ruolo della vedova depressa.

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