martedì 6 settembre 2011

Wuxia [aka Swordmen] ( Peter Chan , 2011 )

Giudizio: 8.5/10
Il Wuxia cerca nuovi orizzonti e Donnie Yen commuove

Peter Chan è autore nonchè produttore  di grande spessore nel panorama del cinema HKese e quattro anni dopo la sua prima incursione nel genere storico con il bel The Warlords, lancia sul tavolo il suo asso nella manica con un lavoro che si ispira in maniera totale al genere wuxia, filone storicamente fondamentale da decenni nella cinematografia di Hong Kong.
Il risultato di questo approccio è un film che si discosta dai canoni classici del wuxia, impregnati di tecnicismi e di pathos epico, così come prende dalle distanza dalle incursioni nel genere di alcuni grandi registi che abitualmente non erano usi cimentarvisi (Ang Lee, Zhang Yimou) e che hanno dato grande importanza all'eleganza visiva un po' troppo divaricata rispetto alla sostanza narrativa: insomma un wuxia che travalica i suoi limiti con grande prepotenza sfruttando le immagini spettacolari piegate alle finalità della storia e facendo grandissimo affidamento sul carisma degli interpreti (primo fra tutti un commovente Donnie Yen, in veste anche di action director).

La storia, ambientata ai primi del novecento in una Cina rurale magnificamente dipinta sia nei paesaggi che nella ricostruzione, narra di Liu un uomo mite , dedito alla famiglia e al lavoro nella sua bottega di produzione di carta che subisce un tentativo di rapina da parte di due banditi che per una serie di circostanza apparentemente fortuite muoiono , sventando così il pericolo ed assurgendo agli occhi dei concittadini ad eroe di provincia.
Il detective Xu, inviato per indagare sul caso, scienziato fisiopatologo che vede nella legge e nella scienza  gli unici cardini della società, scopre ben presto che i banditi erano due pericolosi ricercati, esperti di arti marziali e che la loro morte, indagata con lo studio autoptico, presenta delle strane  circostanze non imputabili all'azione di un uomo comune come Liu.
La fase iniziale del film in cui, tra le testimonianze di Liu e degli altri presenti e lo studio psicologico, viene rivisitato lo scontro che porta a morte i due banditi e che conduce il detective Xu a dubitare sulla reale identità di Liu, rappresenta uno dei momenti più belli di tutto il film.
In effetti Liu nasconde un passato oscuro, persino alla sua famiglia: era uno dei membri della Triade dei 72 Dragoni composta da abilissimi esperti di arti marziali e si era macchiato negli anni passati di delitti efferati.
Il tentativo di Liu di lasciare il passato alle spalle in favore di una tranquilla esistenza viene così scoperto col risultato di scatenare una serie di eventi drammatici, fino all'epilogo che però lancia uno sprazzo di luce sul racconto.
Utilizzando con parsimonia le fasi d'azione con combattimenti ben dosati, Chan si lascia trasportare su un piano che sfiora la metafisica, dipingendo un personaggio memorabile quale quello di Liu cui fa da contraltare Xu, rappresentate della scienza e della ragione; indugia su aspetti anatomici e corporali quasi a volere compenetrare i protagonisti, tratteggia un percorso di redenzione arduo in cui c'è sempre dietro l'angolo il passato che ritorna portando sulla ribalta anche i legami famigliari, cita, seppur non come in The Warlords che di fatto era un remake di Blood brothers di Chang Cheh, altri capolavori del wuxia tra cui One armed swordman di cui utilizza addirittura in una bellissimo e feroce ruolo l'attore protagonista.
La magnificenza delle immagini non appare mai superflua, semmai si integra e nobilita un racconto che procede sempre con grande linearità e con una forza immaginifica che rimanda al miglior Tsui Hark.
Le positive valutazioni della critica sia a Cannes che in giro per il mondo sono assolutamente giustificate per un lavoro che indubbiamente lascia il segno.
Magnifico Donnie Yen in un ruolo in cui oltre alle doti tecniche mostra una bravura recitativa da antologia, oltre all'ottima direzione delle scene d'azione; brava Tang Wei nella parte della mite e fedele moglie del protagonista; persino Takeshi Kaneshiro, solitamente abbastanza abulico nelle sue interpretazioni, offre una prova soddisfacente nel ruolo del detective Xu, ed infine va segnalata, come detto, la presenza carismatica che riempie lo schermo in maniera prepotente di Jimmy Wang Yu, nel ruolo del Maestro della setta dei 72 Dragoni, che fu l'indimenticabile protagonista del memorabile One armed swordman.

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