domenica 30 ottobre 2011

And the spring comes ( Gu Chang-wei , 2007 )

Giudizio: 7/10
L'arte e la libertà

Dopo una lunga e gloriosa carriera come sceneggiatore in lavori tra i più importanti del panorama cinematografico cinese degli ultimi venti anni, Gu Chang-wei imbraccia la macchina da presa e, a partire dal 2005, sforna tre lavori di cui And the spring comes è il secondo; se il film dal punto di vista della regia presenta più di una sbavatura, altrettanto non si può dire delle tematiche che tratta e dell'insieme che ne scaturisce.
Il racconto di Gu si ambienta nella provincia cinese settentrionale , nel periodo storico che segue da vicino la fine della rivoluzione culturale, la morte di Mao e i primi accenni alla modernizzazione e alle aperture; protagonista è Wang Cai-ling, una donna che ha fatto del canto e dell'amore per l'opera, soprattutto quella europea ed italiana in particolare, il suo motivo di vita; la sua grande aspirazione è trasferirsi a Pechino per poter inseguire il sogno di diventare una cantante.

Nella sua vita transitano svariati personaggi, tutti più o meno animati da una passione artistica, dall'operaio incantato dalla sua voce e segretamente innamorato di lei, nonostante all'apparenza sia tutt'altro che attraente,  un aspirante pittore che vorrebbe seguire le gesta di Van Gogh ma che regolarmente vine respinto alla scuola delle belle arti di Pechino e che a sua volta rifiuta l'amore della donna scaturito dalla solitudine e dall'empatia artistica, un ballerino omosessuale che per scacciare da sè i pettegolezzi e il senso di emarginazione propone alla donna di sposarlo e che alla fine, di fronte al rifiuto, preferisce finire in galera con l'accusa di stupro, una giovane cantante che pur di comparire in Tv inventa con cinismo malattie ed eventi tragici.
Tutte aspirazioni che traggono origine da presupposti diversi da quelli di Wang Cai-ling e che simboleggiano i vari approcci all'arte, tutte naturalmente frustrate perchè non contengono quello spirito libero che dall'arte deriva e che offre uno sguardo più ampio del mondo.
Wang è di fatto una emarginata, racchiusa nella sua solitudine, frustrata nelle sue aspirazioni, incapace di esprimere i suoi stati d'animo perchè circondata da meschinità, convenzioni e cattiveria.
Nonostante il finale che sembra lasciare aperto qualche spiraglio, la storia è percorsa da un sottile e insinuante senso di pessimismo e al tempo stesso si fa portavoce dell'importanza dell'arte come tramite per oltrepassare la cortina che nasconde lo sguardo.
La figura di Wang disegnata da Gu Chang-wei è di quelle che creano subito un legame empatico con chi guarda: la sua solitudine, la sua frustrazione che non riesce però a dominare il suo sogno, lo scontro ideologico con gli altri personaggi ancora legati a certe convenzioni incapaci di scrollarsele di dosso definitivamente, fanno della protagonista una eroina dell'individualismo e della libertà di espressione, metafora dietro la quale si cela probabilmente un richiamo alla condizione del Paese intero.
Quello in cui il film pecca è una certa frettolosità nel presentare le situazioni, al punto che a volte si ha la sensazione di trovarsi davanti a sprazzi di vita raccontata seppur con grande capacità tecnica dal regista; nonostante ciò il film è bello, al punto di commuovere in alcuni passaggi in cui la figura tormentata della donna si staglia con maggiore forza e racconta comunque un sentimento diffuso negli anni ottanta della Cina e cioè l'incapacità di poter ampliare lo sguardo sulla vita con le proprie capacità individuali.
La riflessione sull'approccio all'arte , sul talento inespresso, sulla meschinità e sulle aspirazioni deluse è sicuramente ben costruito, anche nei personaggi secondari che ruotano intorno alla figura quasi "eroica" di Wang Cai-ling, interpretata da una straordinaria Jiang Wenli, insignita per la sua interpretazione, in cui ha messo in gioco molto di se stessa anche fisicamente ( è ingrassata per esigenze di copione di svariati chili), del premio come migliore attrice protagonista al Festival Internazionale del Cinema di Roma.

Nessun commento:

Posta un commento

Condividi