sabato 29 ottobre 2011

Poongsan ( Juhn Jaihong , 2011 )

Giudizio: 6/10
Storia d'amore e di spie con sprazzi del vecchio Kim Ki-duk

Scritto e prodotto da Kim Ki-duk e diretto dal suo aiuto regista Juhn Jaihong, Poongsan ha ottenuto grande successo in patria, principalmente perchè va ad affrontare un tema che nel popolo coreano rimane una ferita perennemente aperta e cioè la divisione del paese tra Nord e Sud. 
Il film in effetti si adagia molto su questa tematica, virando a volte verso una vera e propria spy story, che confluisce però in un'altra serie di assi narrativi che portano ad uno sviluppo del film non proprio lineare.
Il protagonista della vicenda è un giovane misterioso identificato dal marchio di sigarette che fuma convulsamente , Poongsan appunto, il quale scorrazza in lungo e largo nella Zona demilitarizzata che divide i due paesi, trasportando oggetti, messaggi e anche persone; il suo è un lavoro rischioso, ma anche una sorta di missione umanitaria, spinto da non si capisce bene quali motivi; non lo sentiamo mai parlare e lo vediamo armato di grande forza e vigoria scavalcare le reti elettrificate del confine addirittura con uno stile da astista degna del miglior atleta al mondo. 

Caduto nelle mani del servizio segreto sudcoreano verrà utilizzato nella missione di condurre al Sud la donna amata da un importante transfugo nordcoreano da cui i servizi si attendono grandi rivelazioni.
Il viaggio porterà alla nascita di un amore tra il giovane e la donna, un amore in perfetto stile Kim Ki-duk prima maniera e ben presto l'uomo si troverà nella morsa, braccato dai coreani del sud e da quelli del nord; la sua diventa quindi una battaglia per difendere se stesso e la donna amata, una battaglia drammatica fatta di spioni, ottusità politica, torture e sangue.
Il film offre degli spunti interessanti, riecheggia, come detto, ambientazioni famigliari (Ferro3, Bad Guy, L'isola), mette in piedi una spy story d'azione che soprattutto nel finale si trasforma in una sarcastica denuncia del potere politico, si compiace nella consueta denuncia del potere costituito sudcoreano attraverso la descrizione di personaggi e situazioni legate al mondo dei servizi segreti in cuia abbonda la dabbenaggine e l'idiozia; tutto però è condotto senza spunti che diano un senso di compiuto, il racconto si perde come  un rivolo d'acqua nel deserto e i momenti sicuramenti più belli, che non mancano, sono quasi delle citazioni dei lavori precedenti di Kim Ki-duk cui il regista però non riesce a dare la giusta profondità.
L'amore taciturno primordiale giocato in un bacio tra lacrime e sangue, le torture che assomigliano tanto agli ami conficcati nella pelle, una sottile cattiveria di fondo che accompagna il dramma della narrazione sono solo dei fugaci sprazzi in un contesto in cui nè la storia d'amore, nè il melodramma, nè l'azione nè tanto meno la vicenda del protagonista, un po' troppo ovvia nel finale, riescono a giungere a termine in maniera convinta.
La scelta di presentare un protagonista così troppo misterioso, di cui non si sa nulla riguardo ai motivi che lo portano ad agire in quella maniera se da un lato crea un personaggio che  possiede un certo appeal cinematografico, dall'altro appare una scelta che mutila la validità del racconto, così come i bei momenti che sa offrire il film (la rete con attaccati i messaggi  di coloro che hanno la famiglia al nord, il sarcasmo col quale vengono disegnati comunisti e sudcoreani, la fuga notturna dei due protagonisti) appaiono troppo isolati in un contesto che non si riesce a capire bene dove voglia volgere lo sguardo.
Il lavoro di Juhn Jaihong riesce alla fine ad essere passabile, perchè comunque degli sprazzi di buon cinema ci sono, ma l'impressione è quella di non avere saputo costruire su degli spunti validi una storia  che stia ben salda sulle sue gambe.
Buona nel complesso la prova di Yoon Kye-sang nella parte del misterioso e senza parole personaggio e di Kim Gyoo-ri in quello della giovane fuggiasca.

Pubblicata anche su AsianWorld.it


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