sabato 1 ottobre 2011

A Touch of Zen ( King Hu , 1969 )

Giudizio: 9/10
Il precursore del wuxia moderno

A touch of Zen , pateticamente titolato e stravolto in italiano in La fanciulla cavaliere errante, è probabilmente il capolavoro assoluto di King Hu e una di quelle opere che vanno ascritte nell'olimpo della Cinematografia di tutti i tempi, al di là delle sterili e poco realistiche iperboli che si mettono in atto quando si parla di film che hanno segnato indelebilmente non solo un epoca ma anche tutta la storia dell'arte cinematografica.
Il lavoro di King Hu , che impiegò due anni per prepararlo, un tempo abnorme visto che a quell'epoca un film si girava in un mese, possiede una complessità narrativa ed una struttura che lo rendono unico nel suo genere , e soprattutto, contiene, venti anni prima, quell'idea di wuxia rivoluzionaria che ebbe in Tsui Hark il grande artefice.

Un film diviene grande, quando tramandato ai posteri diventa per essi fonte di ispirazione illimitata e senza fine: ed è così che A touch of Zen è stato modello insuperabile non solo per il citato Tsui Hark, ma anche per Wong Kar-wai col suo Ashes of time o Zhang Yimou del La Foresta dei pugnali volanti ad esempio, oltre che per una schiera di registi HKesi che  in mille modi hanno citato e si sono ispirati al lavoro di King Hu.
Il film ha tutte le stigmate che hanno reso inconfondibile l'opera di King Hu, all'epoca aveva già diretto Come drink with me e Dragon Gate Inn , altro colosso fonte inesauribile, fino ad oggi, per i registi cinesi: l'eroina femminile protagonista assoluta del film, uno stile assolutamente atipico per un wuxia, una certa ironia ed un gusto per il ribaltamento del genere (il primo clangore di spade lo ascoltiamo solo dopo circa un'ora di film).
Ma il regista va oltre in questo caso: si affida a generi e tematiche che stratifica in una narrazione che forse può apparire prolissa, ma che sicuramente è coerente con gli intenti; si parte con un tono quasi da commedia venato di storie di fantasmi, procede come un western , anche scenograficamente, con la figura dello straniero che arriva nel villaggio, si carica di tensione e di sentimento per esplodere nel wuxia, in cui però vengono inseriti frammenti ironici ed infine attraverso una commistione di dramma, farsa ( l'imboscata dei fantasmi), denuncia del potere corrotto, si giunge ad un epilogo quasi metafisico intriso di filosofia buddhista e di Zen in cui la celeberrima immagine finale funge da sigillo che chiude il cerchio.
Venti anni dopo troveremo Tsui Hark  ripercorrere le stesse strade del wuxia destrutturato e rimodellato secondo canoni narrativi frenetici ed immagini in cui la fantasia deborda da ogni fotogramma, dimostrando con la sua opera grandiosa, come l'intuizione di King Hu sia stata uno dei momenti più alti della cinematografia di tutti i tempi, autentico precursore della rivisitazione moderna del wuxia.
Il film , nonostante le circa tre ore di durata, è un capolavoro assoluto che soddisfa in ogni suo momento, regala attimi di cinema grandissimo in cui epica e storia, umano e divino si fondono in una armonia perfetta.


4 commenti:

  1. Capolavoro immenso, su questo siamo d'accordo! :) credo però che il titolo italiano sia l'esatta traduzione del titolo originale cinese... che poi stia meglio A Touch of Zen è un altro discorso ^_^ ciao, c

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  2. Sì quello che dici è vero, la traduzione letterale è quella 侠女 (Xia nu ) cioè "Il cavaliere errante donna" , però se il titolo internazionale è un altro, non so fino a che punto sia giusto, almeno allora quando il cinese era meno diffuso e conosciuto di oggi e siccome i titoli italiano dei film dell'epoca erano qualcosa di raccapricciante (addirittura il kung fu confuso col karate) mi sembra che anche questo si inserisca bene nel solco.

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  3. no no, hai ragione. Però io ho sempre considerato affascinante e misterioso questo titolo italiano... proprio per la sua strambezza :)

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  4. beh sì su questo hai ragione, c'è decisamente di peggio :)

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