lunedì 28 novembre 2011

I wish [aka Kiseki] ( Hirokazu Koreeda , 2011 )

Giudizio: 7/10
Il miracolo ipertecnologico

Dopo la straniante e surreale divagazione  sull'erotismo solitario e sulle bambole che hanno un cuore di due anni orsono con Air Doll , lavoro che aveva spiazzato la critica, Hirokazu Koreeda, volge lo sguardo indietro , rivolto alle tematiche che tanto bene e con grande sensibilità e profondità aveva indagato nei precedenti lavori: torna quindi la famiglia e l'infanzia al centro del suo racconto con un film che adagiandosi su note più da commedia, apparentemente più soavi rispetto al dramma incombente di Nobody Knows, va comunque ad indagare su tematiche molto simili.
Se è vero che lo stile narrativo scelto, più leggero e apparentemente ottimista, allontana di molto I wish dalle atmosfere di Nobody Knows e in parte anche di Still walking, al centro comunque rimane una lucida e drammatica indagine sulla disgregazione della famiglia e sul disagio dell'adolescenza; un disagio però che scatena la forza del desiderio e dei sogni che non si avverano, sia per i grandi che per i ragazzini.

Con la consueta e riconosciuta eleganza stilistica Koreeda racconta la storia di due ragazzini che la separazione dei genitori ha allontanato portandoli in città diverse, vivendo uno con la mamma in casa dei nonni e l'altro col padre aspirante musicista con poco costrutto; uno vive la lontananza con angoscia, accentuata dalla inquietante presenza del vulcano in eruzione che incombe sulla città , l'altro, più piccolo, con divertimento quasi inconsapevole della frattura che ha smembrato la famiglia.
Quando qualcuno , con le iperboli tipiche dei ragazzini, si inventa la leggenda soprannaturale che l'incontro tra due treni ad alta velocità, e la conseguente energia che si genera, è capace di far sì che i desideri si avverino, i due ragazzini , con tanto di piccola masnada al seguito, decidono di incontrarsi nel punto in cui i due treni si incrociano.
La scappatella  porterà il gruppo di bambini a ridosso della linea ad alta velocità, col sogno di inseguire l'avverarsi dei propri desideri, che naturalmente sono quelli tipici dei ragazzini di dieci anni.
Riuscirà il miracolo tecnologico a 260 hm/h nell'evento mistico?
Ma dietro ai sogni fanciulleschi c'è la nostalgia e il desiderio di un nonno, il ricordo della figlia andata via di casa di due anziani coniugi, famiglie da rimettere in piedi e aspirazioni nascoste e irraggiungibili.
E allora il mondo visto con gli occhi dei piccoli protagonisti diventa un microcosmo dove sono cadute le certezze, dove il pilastro di una società tradizionale è collassato sotto i colpi dei tempi, dove la famiglia smembrata diventa un fattore scatenante per disagi e rimorsi.
Il tono scelto dal regista, a tratti brillante, non deve ingannare: sotto la scorza scorre implacabile il dramma, reso ancora più grave dal coinvolgimento dei ragazzini, che va a congiungersi idealmente con quello narrato nel capolavoro di Hirokazu Koreeda , Nobody Knows.
La regia, come sempre elegante e stilisticamente perfetta senza mai esser però puro formalismo sterile, nasconde anche qualche pecca che il film possiede, come un certo incedere un po' balbettante in alcuni momenti, ma comunque la pellicola si inserisce a pieno titolo nel discorso cinematografico intrapreso dal regista, che mostra una assoluta coerenza.
Sia chiaro, siamo distanti dal capolavoro che già Koreeda ci aveva regalato e anche i ritmi sui quali è giocato, lo rende sicuramente più apprezzabile ad un pubblico più vasto, ma tutto ciò non va a discapito della qualità cinematografica della quale il regista giapponese ha già dato numerose e convincenti prove.
La banda di ragazzini interpreti con la loro bravura e spontaneità surclassa e mette in un angolo anche i grandi nomi presenti, quali quelli di Joe Odagiri , Hiroshi Abe e Nene Otsuka e conferma la bravura di Koreeda, perfetto anche nella direzione di un cast siffatto.

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