sabato 5 novembre 2011

Love for life ( Gu Chang-wei , 2011 )


Giudizio: 8/10
L'amore straziante ai tempi dell'AIDS

Il terzo lavoro di Gu Chang-wei giunge a capolinea dopo una lunga gestazione durata svariati anni ostacolata da difficoltà economiche e problemi con le autorità cinesi, che hanno portato al fine ad un taglio di circa 40 minuti, periodica costante nelle opere del regista cinese.
Questo bailamme che ha accompagnato il film si ripercuote in piccola parte sul prodotto finale in cui è chiaro che sono presenti delle mutilazioni, probabilmente nascoste dietro logiche di mercato ma che di fatto vanno a smussare gli angoli di una tematica sociale che per le autorità cinesi è ancora quasi un tabù da evitare con cura.
Il lavoro di Gu Chang-wei, presentato al Festival di Roma e colpevolmente non considerato a livello di riconoscimenti, affronta il tema del contagio da Aids che si sviluppò nei primi anni 90 a causa del mercato clandestino di sangue.

Il regista ambienta il suo lavoro in un piccolo paese montano della Cina in cui quel mercato ha causato un'alta percentuale di infetti ed è raccontato , come voce narrante, da un ragazzino di 12 anni,che vediamo morire all'inizio del film, figlio del principale untore nonchè tenutario del losco traffico.
Gli infetti del paese si ritrovano a vivere in una scuola abbandonata, segregati, strappati e cacciati dalle loro famiglie , sotto la supervisione del vecchio padre di Qi Quan, il primum movens del contagio,  e di De Yi il figlio minore anch'esso contagiato, quasi a voler risarcire con il suo altruismo la comunità lacerata dal male.
In questa sorta di autoemarginazione in cui vivono i contagiati vengono a galla i sogni infranti, le meschinità e i drammi famigliari e c'è spazio anche per l'amore tra De Yi e Qin Qin entrambi sposati ed egualmente ripudiati e allontanati dalla famiglia.
La storia d'amore tra i due diventa il motore portante del film, tra i dubbi , le difficoltà , le accuse derivate dal perbenismo delle tradizioni, ma è un amore totalizzante che arriva al punto di sostituire e comprendere ogni tipo d'amore perfino quello filiale: Qin Qin e De Yi non sono solo amanti, ma incarnano uno per l'altra un ruolo materno e paterno, come a volere rendere il loro sentimento indissolubile e completo.
La minaccia della morte imminente e della separazione porta i due a ottenere il divorzio e finalmente a riceve il fatidico documento rilegato in rosso che attesta l'avvenuto matrimonio, nonostante l'ostilità delle famiglie e della comunità.
De Yi e Qin Qin cercano nell'unione verso e oltre la morte quel riscatto da una vita in cui la malattia contratta per realizzare futili aspirazioni che necessitavano di denaro ha spezzato il loro universo in maniera definitiva.
Se è vero che dal punto di vista sociale il tema della malattia è poco sviluppato, con grande rimpianto degli immancabili cultori della denuncia politica a tutti i costi, il film volge il suo sguardo su una storia di sentimenti bella e profonda, più forte della malattia e dei pregiudizi, in cui i due protagonisti trovano la loro effimera felicità, magnificamente raccontata nella scena del loro giro in paese a donare caramelle, come si usa in Cina, mostrando il loro certificato di matrimonio di un rosso sgargiante come il vestito di lei e la cravatta di lui, di fronte al quale il paese si ritrae come atterrito ed incapace di comprendere come possa esistere uno sprazzo di felicità in esistenze indelebilmente segnate.
Il finale del film poi è di una bellezza che lacera e strappa il cuore a dimostrazione di una capacità da parte di Gu Chang-wei di saper raccontare storie in cui il sentimento allo stato puro sa affermarsi violentemente anche in un contesto di profonda emarginazione e che fanno di Love for life uno dei più bei film cinesi dell'anno, nonostante, vuoi per il mega taglio imposto, vuoi per il ripresentarsi di certe pecche a livello di regia che già si erano viste nel precedente And the spring comes, la pellicola mostri in qualche momento piccoli inceppi narrativi.
Zhang Zyhi, nel ruolo di Qin Qin , raggiunge un livello di maturazione recitativa che mai le avevamo visto, regalando una prova che emoziona e commuove; bravissimo anche Aaron Kwok nella parte di De Yi, che sa rappresentare fatalismo e voglia di vivere in un mix perfetto; in una parte minore, ma degna di lodi immense , la moglie del regista , quella Jiang Wenli che già magnificamente aveva interpretato l'aspirante cantante d'opera del precedente lavoro di Gu Chang-wei.
E per finire, minuscola parte di Jiang Wen, di cui il regista è stato sceneggiatore in alcuni dei suoi lavori compreso il capolavoro Devils on the doorstep, nel ruolo del macchinista del treno che in uno dei momenti visivamente più belli, conduce la macchina che sbuffa vapore sulla strada ferrata che percorre il crinale della montagna.

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