venerdì 18 novembre 2011

So close to paradise ( Wang Xiao-shuai , 1998 )

Giudizio: 8/10
L'atmosfera fatalista che opprime

Uscito dopo alcuni anni dalla fine delle riprese a causa della permanenza del regista nella black list della censura cinese, So close to paradise si pone in una posizione originale nel contesto dell'opera cinematografica di Wang Xiao-shuai: infatti pur essendo facilmente rintracciabili le consuete tracce sociali riferite al periodo storico in cui si svolgono le vicende, l'impalcatura su cui il film si regge è costruita sfruttando atmosfere meste e fataliste tipiche di un certo noir ad ispirazione occidentale.
La storia ,ambientata nei primi anni 90, racconta di due giovani che dalla campagna si trasferiscono in città con il sogno nella valigia di fare soldi rapidamente; l'approccio dei due è diametralmente opposto: Gao Ping vuole affermarsi come un piccolo boss solitario alla ricerca del rispetto e del timore che incute, Dong Zi invece crede nel lavoro onesto e nella fatica come tramite per arricchirsi.

L'uno sembra atteggiarsi verso l'altro come un fratello maggiore cui dispensa consigli spiccioli, lo ospita nella sua casa su un fiume livido , pieno di barche e da cui evaporano effluvi nebbiosi, lo protegge e lo introduce, suo malgrado, in un mondo notturno in cui pullulano prostitute, localetti squallidi e loschi traffici.
Dapprima un delinquente di basso rango, quindi una cantante vietnamita che si esibisce in un locale notturno, quindi un boss locale e poi la polizia si confrontano coi due, portando ben presto la narrazione su un piano da autentico noir dai toni decadenti e un po' retro'.
I due dapprima rapiscono la cantante Ruan Hong per risalire alle tracce del malavitoso che ha rubato i soldi a Gao Ping, ben presto tra quest'ultimo e la donna scoppia l'amore cui Dong Zi guarda con gelosia e con un approccio quasi platonico, fino ad un incedere che porta guai per tutti.
Il finale molto bello sembra squarciare la coltre di buio che regna in tutto il film, lasciando uno spiraglio alla realizzazione dei sogni infranti.
E' fondamentalmente un film di ambizioni frustrate quello che dirige Wang Xiao-shuai, in cui i tre protagonisti vivono l'opprimente delusione per la difficoltà a concretizzare le proprie aspirazioni in maniera divaricata, molto distanti una dall'altra, vittime di una situazione sociale in cui c'è poco spazio per gli ideali e dove invece domina incontrastato quel materialismo foriero di degradazione che i registi della Sesta Generazione, cui Wang appartiene, così bene hanno descritto in tante pellicole.
E' l'affermarsi di quella solidarietà tra disperati ed emarginati, di coloro che non hanno la forza e la velocità giusta per correre dietro al cambiamento che sconvolge, ma è anche la denuncia di quel flusso migratorio interno dalle campagne alla città che ha smembrato tradizioni e famiglie e che ha causato la creazione nei grandi agglomerati urbani di una classe di insoddisfatti che vivono ai margini.
Pur stagliandosi con molta forza, questa tematica, rimane comunque in secondo piano rispetto al racconto di vite personali, grazie soprattutto all'ottimo tratteggio che fa il regista dei suoi personaggi, così come è ben delineata quell'ambientazione neorealista in cui viene calata la narrazione.
Pur precedendo tutti gli altri lavori che hanno permesso a Wang Xiao-shuai di imporsi come un cineasta attentissimo alla realtà, anche So close to paradise contiene, più sfumati e diluiti nella sua struttura narrativa, quelle atmosfere da cinema della realtà che racconta storie quotidiane che si imporranno in maniera più concreta nei lavori seguenti.
Qui , per ora, Wang ci racconta una storia cupa e opprimente, dura al punto giusto, con il solo sprazzo ottimistico del finale, acuita da atmosfere che gettano nello squallore e nel grigiore completo, quello stesso grigiore del cielo e quello stesso buio della notte che avvolgono quasi senza speranza tutta la pellicola.

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