giovedì 8 dicembre 2011

The butcher , the chef and the swordsman ( Wu Ershan , 2010 )


Giudizio: 7.5/10
Aria nuova sulla commedia wuxia

Opera prima del giovane regista cinese proveniente dalla Mongolia interna e diplomato presso la prestigiosa Beijing Film Academy, autentica fucina di talenti da qualche anno a questa parte, The butcher, the chef and the swordsman ha ricevuto anche il premio come migliore opera prima al recente Taipei Golden Horse Film Festival, meritata diciamolo subito, perchè il lavoro di Wu Ershan ha la grandissima dote di rilanciare, arricchendolo di una nuova visione molto personale ed originale, il genere wuxia brillante.
La storia è divisa in tre segmenti, riguardanti appunto i personaggi riportati nel titolo, che tendono a riunirsi correndo dietro ad una mannaia da cucina, curioso filo conduttore della pellicola.

L'ambientazione , ricchissima di personaggi disegnati con una originalità a volte addirittura demenziale, è ottimamente costruita con una brillantezza tecnica che mostra le notevoli doti del regista: in un simile magma coloratissimo si muovono i protagonisti, un macellaio che rincorre un amore ideale, un cuoco che  cerca vendetta e uno spadaccino che aspira a diventare il più grande di sempre.
Le loro storie sono raccontate ad incastro, con frequenti flashback e balzi a ritroso che in certi frangenti spiazzano un po', ma che allo stesso tempo regalano un ritmo che consente all'ora e mezza di film di scorrere vie come un soffio.
Facendo uso del bianco e nero, di inserti fumettistici, addirittura di immagini da videogames, Wu Ershan racconta la sua visione peculiare del wuxia ("meglio diventare grandi cuochi che grandi spadaccini") , si lancia in riflessioni culinarie, utili soprattutto per chi qui da noi crede che la cucina cinese tradizionale sia solo riso alla cantonese e involtini primavera, racconta l'immancabile tendenza alla vendetta, si interroga sul destino e sull'amore ritrovato donando quel soffio di melo che non guasta mai.
Ma l'aspetto che maggiormente rimane impresso è la carrellata di personaggi sempre in bilico tra fantasy e  realtà ( su tutti l'eunuco Liu e Big Beard ) che regala vivacità al racconto, anche grazie ad una colonna sonora azzeccatissima che spazia da Bizet al rock.
Lavoro quindi più che apprezzabile, soprattutto per la originale visione del genere che porta una forza deflagrante, pur rimanendo legato ai grandi classici del wuxia cui spesso strizza l'occhio quasi con venerazione ( The blade su tutti) grazie a citazioni molto celate ma riscontrabilissime.
Affermare che Wu Ershan si inserisce sul sentiero tracciato a suo tempo da Jeff Lau, soprattutto per quanto riguarda la sua ottica dissacrante e anarchica colorata da commedia brillante, è forse esagerato, ma quanto ha presentato il giovane regista cinese con questo lavoro è sicuramente quanto di più simile al frutto del genio di Lau visto finora.

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