sabato 28 gennaio 2012

Faust ( Aleksandr Sokurov , 2011 )

Giudizio: 9/10
Sokurov legge Faust

E' Cinema difficile quello di Sokurov: difficile non perchè noioso, come ahimè da qualche parte ancora si legge, difficile non perchè richiede una ampiezza di sguardo e una accettazione supina della struttura narrativa; è difficile perchè è uno sconfinato compendio filosofico-letterario di fronte al quale si percepisce con mano la propria inadeguatezza conoscitiva e culturale di fronte al fluire delle citazioni filosofiche che sconfinano nella teologia e nelle riflessioni escatologiche.
Lo è sempre stato così il Cinema di Sokurov, anche in quelle opere in cui l'atmosfera aveva colori e atmosfere apparentemente più convenzionali (Arca russa ad esempio); non deve quindi stupire quanto terribilmente ostica risulti la sua lettura di Faust, mito che ha nutrito e nutre ancora la nostra civiltà occidentale.

Ostica sì, ma affascinante, stupefacente fino a lasciare con la bocca aperta, una visione dell'Uomo che sebbene radicata fortemente nella cultura romantica occidentale, lui, autentico erede di quello spirito romanzesco ottocentesco russo, affronta di petto con il piglio dell'intellettuale conscio del destino dell'uomo e del suo rapporto con Dio e con il mistero della vita e della morte.
Un incipit fiabesco in cui una cupa atmosfera quasi gotica, che si fa tangibile con immagini che sembrano pennellate fiamminghe, catapulta subito nel cuore della tematica principale del film: l'anima non esiste, non si tocca , non si trova neppure sezionando a mani nude un cadavere livido su un tavolaccio di legno; cosa è la morte? cosa è la vita? dove sta Dio? dove sta il diavolo? , domande che accompagnano Faust nelle sue riflessioni, spesso con voce narrante; e poi il colpo di genio di un regista che non finisce mai di stupire per la sua sensibilità e per la sua raffinatezza narrativa: un diavolo come mai lo si è visto nel Cinema di tutti i generi, che manda all'aria tutte le iconografie pittoriche classiche ma anche le icone cinematografiche, che si libera di zampe da caprone, code, occhi iniettati di sangue, corna e zolfo, che bacia il crocifisso, per concedersi solo una abnorme pancia che scende fino alle pudenda annullandole e un organo genitale che sembra più un aborto di coda posto sul coccige.
L'immagine del diavolo che regala Sokurov è un ibrido tra l'uomo qualunque ed il mestatore infido cui Faust solo nel finale, spinto dalla sua passione amorosa per la giovane Margarethe, concede la firma con il sangue su un contratto scritto in maniera sgrammaticata.
La sfida di Faust a Dio e all'ordine precostituito assume quindi il genuino valore di un gesto di un eroe romantico che non si porrà problemi a seppellire il diavolo sotto una valanga di pietre prima di intraprendere la sua folle corsa verso i ghiacci, regalando un finale grandioso.
Ancora una volta Sokurov sceglie la tecnica di ripresa che aveva utilizzato in Madre e figlio, con la stessa scelta cromatica che tende a smorzare e ad annullare i colori, immergendo tutta la storia in un ipotetico villaggio del XIX secolo che non regala nulla di rassicurante, popolato di personaggi che sembrano anticipare l'inferno sulla terra e che infonde un senso di desolazione e di abbandono che ben si coniuga con le riflessioni di Faust.
Forte di un grandioso spirito romanzesco russo e sorretto da un profondo senso religioso, Sokurov regala una opera che risulta difficile abbracciare nella sua interezza , ma che comunque, proprio per questo, regala momenti indimenticabili.


2 commenti:

  1. Non l'ho ancora visto, ma Sokurov è uno dei più grandi registi viventi, e non vedo l'ora di perdermi in questa nuova sua epopea.

    RispondiElimina
  2. E' il "solito" grande film di Sokurov, sul giudizio del quale concordo in pieno con te.

    RispondiElimina

Condividi