lunedì 2 gennaio 2012

Jump ! Ashin / 翻滚吧!阿信 ( Yu-Hsien Lin / 林育贤 , 2011 )

Giudizio: 6/10
La rivincita nella ginnastica

Tratto da una storia vera , come tiene a precisare il regista sin da subito nei titoli di testa, Jump ! Ashin ha riscosso un grande successo ai botteghini taiwanesi,  confermando la eccellente stagione cinematografica per la cinematografia dell'isola stato.
Pur non brillando certo per originalità rispetto alle tematiche trattate , il film è un lavoro che ha i suoi lati positivi basandosi su un racconto che vuole essere uno specchio generazionale in un contesto problematico quale era  la società taiwanese negli anni 90, periodo in cui si svolgono i fatti.
Ashin è un ragazzino che cova la passione per la ginnastica, tra salti capriole e verticali, la madre lo avvia quindi allo sport affidandolo alle cure dell'allenatore della squadra di ginnastica, cui il ragazzino regala molte soddisfazioni grazie al suo talento innato.

Anni dopo troviamo Ashin ormai ragazzo costretto dalla madre ad abbandonare lo sport per rendersi utile col lavoro per tirare avanti la famiglia che è priva del capofamiglia morto prematuramente; sarà un abbandono cui il ragazzo non si rassegnerà mai, neppure una volta trovato il lavoro come porta pacchi.
All'insoddisfatto e frustrato Ashin non rimane altro che trasformarsi in un bulletto di provincia sempre pronto , in compagnia del compare Pickle, a menare le mani e le mazze da baseball, sempre con movenze ginniche però, fino a sprofondare negli anfratti più bui della delinquenza, al punto di dover fuggire dalla città natale a causa di un grosso problema avuto con il figlio del boss locale.
La fuga a Taipei sarà tragica e convincerà ancora di più Ashin che il senso della sua vita sta nella ginnastica. Progetta quindi il ritorno alla casa natale, con il carico di disperazione per la morte dell'amico fraterno, incontra il boss per cercare di risolvere il problema e si dedica quindi nuovamente allo sport.
All'interno del filo narrativo principale c'è anche spazio per un rapporto affettuoso assolutamente anonimo con l'operatrice telefonica di un servizio di segreteria, che tanto casuale, scopriremo alla fine, non è.
Se il filo conduttore principale del film è una classica storia di vittorie e sconfitte, rivincite e rimorsi , va detto che Yu-Hsien Lin riesce a trattarlo con apprezzabile equilibrio, andando a gettare lo sguardo sempre sull'aspetto positivo ed ottimistico della vicenda: tutti i personaggi, anche quelli che sembrano avvolti a prima vista di un alone negativo, sanno mostrare il loro lato più luminoso, spinti anch'essi dal ricordo o dal rimpianto.
Un'aura paternalistica avvolge tutto il lavoro che si trasforma nel trionfo della risalita dopo la caduta nell'abisso: Ashin scopre la verità sulla sua infanzia difficile, diventa il simbolo di una rivincita personale che è quella comune a tutti coloro che hanno un sogno da inseguire e che gli regala , nel tenace inseguimento dei propri limiti, una affermazione personale.
Dove la pellicola mostra i suoi limiti maggiori è in una certa superficialità dei personaggi trattati di cui spesso è difficile comprendere le dinamiche personali, compreso l'insinuante dubbio sul rapporto tendenzialmente omosessuale tra Ashin e Pickle e in un ritmo che presenta notevoli e frequenti cadute fino ad un epilogo che appare ovvio e forzato nel contempo.
Nel complesso però la parabola buonista sulla capacità di redenzione del "sogno" tiene, ed il film si lascia vedere con sufficiente interesse.




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