mercoledì 4 gennaio 2012

Melancholia ( Lars Von Trier , 2011 )

Giudizio: 9/10
E' la fine dell'Uomo

Le laceranti e splendide note wagneriane del Tristano e Isotta aprono il prologo di Melancholia che contiene nei pochi minuti della sua durata il nucleo caldo di tutto il film: quadri che prendono vita, immagini rallentate dei personaggi che affondano e arrancano, cadaveri di uccelli che piovono dal cielo, il ragazzino col coltellino, il cavallo che si accascia, tutti momenti che troveremo dilatati e sottolineati ancora dalla musica di Wagner nell'apocalittico e necessario finale straziante.
Al prologo seguono due capitoli intitolati col nome delle due protagoniste, due sorelle, Justine e Claire cui Lars Von Trier cede il testimone (alla faccia della misoginia millantata) per raccontare lo sfacelo e la fine del mondo interiore dell'umanità che si accompagna alla catastrofe imminente.

Primo capitolo  in perfetto stile "dogmatico" che cita quasi pedissequamente quel Festen di uno dei colleghi e amici di Von Trier nell'ambito del "Dogma": è la messinscena di una borghesia decadente, corrotta eticamente, votata all'autofagia, impersonata da una famiglia riunita per le nozze di Justine, la quale, epigono della catastrofe umana, trova nelle nozze l'epilogo della sua corsa verso il nichilismo e la depressione, contrapposta al rigido formalismo che impone anche l'orario per il taglio della torta nuziale.
Nel cielo inizia a prender forma Melancholia, un pianeta in rotta di collisione con la terra che proprio Justine vede per prima, sentendo l'affinità distruttiva che esso conduce.
Secondo capitolo dedicato a Claire, la faccia razionale di Justine, legata alla sorella da un amore morboso in cui si insinua anche l'odio: Justine giunge nella splendida villa, con tanto di campo di golf annesso, in preda ad una profondissima depressione, la sua esistenza è ormai segnata ma con Melancholia che diviene sempre più opprimente sembra sorgere in lei una serena rassegnazione che si trasforma in attesa di un atto purificatore auspicato.
Claire invece teme il pianeta, vorrebbe avere un futuro per lei e il figlioletto, non le bastano le rassicurazioni del protettivo marito studioso di astri e l'incedere del pianeta sempre più vicino fa sorgere in lei l'ansia; la natura che ha perso da tempo immemore l'armonia con l'uomo da segni inequivocabili: nevicate col sole, campi elettromagnetici impazziti, animali in agitazione, aria rarefatta: tutto preannuncia la fine imminente cui solo Justine va incontro con la rassegnazione apatica di chi aspetta da tempo questo attimo.
Il finale imponente nel suo drammatico incalzare in cui la fatiscente capanna che dovrebbe proteggere si erge a patetico e irrisorio baluardo lancia il suo ultimo dardo avvelenato: "la terra è corrotta" ripete Justine e merita una fine così catastrofica; stavolta il grido di Lars Von Trier non esce dalla bocca di un animale parlante come avveniva grottescamente in Antichrist, stavolta è l'uomo stesso che ha capito di avere passato in maniera irrecuperabile il limite.
Costruendo due parti una funzionale all'altra, Von Trier mette in scena il tramonto dell'uomo, che non può che avvenire in maniera apocalittica; cita in modo raffinato Kubrick e Tarkovski, Shakespeare e Vinterberg, posiziona la musica armoniosa e solenne di Wagner nei momenti topici, regala immagini e momenti sublimi ( il prologo metafisico-cosmologico, il bagno nuda  al chiaro di Melancholia di Justine), racconta il dolore vero , quello che angoscia con lucidità grandiosa,costruendo semplicemente uno dei suoi film più belli, di quelli che possiedono le stigmate del capolavoro.
Nello stesso anno in cui Malick ci da la sua visione sull'essenza più profonda del mondo, Von Trier ci sbatte in faccia la sua fine senza appello; che lo caccino da Cannes per le panzane che spara, che certa critica continui a non capire nulla del personaggio alimentandone lo spirito pseudodissacratore; a noi interessa che continui a regalarci per tanto tempo ancora film che rimangono negli occhi e nel cuore indelebilmente, come fa Melancholia.

8 commenti:

  1. Tanto mi aveva irritato Antichrist quanto invece mi è piaciuto questo, a conferma del fatto che quando Von Trier ci si mette , rimane uno dei maggiori registi contemporanei.

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  2. Io, invece, dico che Melancholia e The tree of life sono stati i due pipponi più insulsi dell'anno.
    Ma è bene un pò di discussione.

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  3. A me The Tree of Life era piaciuto molto, ma Melancholia devo ancora vederlo.
    Il 2012 cinematografico (soprattutto per quanto riguarda i recuperi, santo cielo..) sarà mooolto lungo!!

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  4. Mr James: ma messa così che discussione possiamo fare ? :D
    Babol: Tree of life ha grandi momenti ma nel complesso siamo solo su buoni livelli, questo è di ben altro spessore.

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  5. Missile, una discussione a bottigliate, come piace a me! ;)
    Se ti capita, passa a leggere i miei post sui due pipponi in questione, così magari qualche spunto per argomentare lo troviamo!

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  6. Ah ok, confronto tipo Saloon :D
    Sicuramente passo a leggere.

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